Fathiya Tahiri espone al Shanghai Art Museum

INNER CHARACTERS

a cura di Paolo De Grandis

10 - 19 Aprile 2011

La ricerca espressiva di Fathiya Tahiri si è sviluppata negli anni con rara coerenza. Insiste sui suoi temi, le sue emozioni, le sue ossessioni per misurarsi con il mondo. Potrebbero apparire evidenti le sue influenze, la tradizione coloristica marocchina o le campiture surrealiste, ma in realtà le combinazioni ed i personaggi che animano i suoi quadri o le sue sculture antropomorfe assumono una espressione “patetica” in continua rinascita, si traducono in itinerari dell’anima che si sono dovuti così esprimere. Il pathos che la muove, ricco di fascino, abitato da memorie, da seduzioni repentine, mitiche e popolari, figurative e immaginarie ha destato la mia attenzione sin dal nostro primo incontro in occasione della mostra al Museo Correr a Venezia. Incontro che si è poi trasformato negli anni in una solida amicizia che mi ha permesso di comprendere più da vicino la sua arte e ancor di più apprezzarne la persona. Allora Fathiya si misurava con le sculture gioiello, preziose commistioni di materiali che si nutrivano della luce. Poi il percorso si è arricchito di nuovi risultati espressivi maturati negli anni passati a lavorare nel cuore della notte. E allora le pennellate si fanno più nervose, i colori si accendono di nuove vibrazioni: i rossi accesi, i bagliori di bianco, i gialli assumono la sfumatura della terra bruciata per trasformare non solo la tele ma tutto ciò che sta intorno in teatro. Un teatro animato da strane figure, a volte inquietanti, fameliche, i cui denti emergono dallo sfondo. Tale ricerca si nutre della forza inesauribile dei problemi che affliggono l’artista: la violenza, l’egoismo, l’ingiustizia, misteriose radici che diventano un gioco di metamorfosi. Questo ciclo di opere, così suggestivo e dall’afflato socio-esistenziale ha destato l’interesse dei molti visitatori della Biennale di Venezia, Fathiya Tahiri ha infatti rappresentato il Marocco alla Esposizione Internazionale per ben due volte nel 2005 e nel 2009. I cromatismi che saturano le sue tele si trasformano in materia plasmata nelle sculture o in inediti esperimenti espressivi nelle installazioni, come la grande opera di quasi quattro metri di altezza “Les Dents de la Faim”, già esposta nel 2009 a Venezia e riproposta qui oggi al Museo di Shanghai.

Un ciclo continuo che rinasce ogni giorno, una pittura che nella sua figuratività scarta il lato esteriore per quello più profondo e drammatico dove la complessa simbologia, strutturalmente significante, va intesa nell’ambito visuale in cui si rende manifesta con tutti gli esperimenti ibridi che traggono ispirazione dalla coscienza e più di recente anche da reminescenze legate al tema del mito. Come nell’ultimo corpus di sculture Mitologie, in cui l’artista sperimenta, attraverso nuove tecniche, la commistione tra l’essere umano e l’essere animale, un bestiario, che lascia definire il proprio volume plastico illuminato dal candore dato dalla materia che lo compone.

Quello di Fathiya Tahiri è una sorta di “affresco epico” nel quale è affermata perentoriamente la sua condizione di disperata drammaticità. Pitture e sculture animate da un’energia che nasce all’interno nel segno di una metamorfosi compositiva che è soprattutto morale. E’ l’incontro delle sensazioni interiori con una realtà efficace e sofferta che reagisce ai moti dell’anima con il potere delle sensazioni visive.

http://www.tahirifathiya.ma

 

 

 

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