TAIPEI FINE ARTS MUSEUM OF TAIWAN

Atopia

APERTURA AL PUBBLICO: 10 giugno - 21 novembre 2007 Orario: 10.00 – 18.00 (chiuso il lunedì)

SEDE: Palazzo delle Prigioni, Castello 4209, San Marco (Fermata vaporetto: S. Zaccaria, vicino Palazzo Ducale)

CURATORE: Hongjohn LIN

ARTISTI: Ming-liang TSAI (1957), Huang-chen TANG (1958), Kuo Min LEE (1969), Shih-chieh HUANG (1975) e VIVA (1975)

ORGANIZZAZIONE: Taipei Fine Arts Museum di Taiwan

COMMISSARIO: Tsai-lang Huang

COMMISSARIO AGGIUNTO: Paolo De Grandis

CURATORE CAPO: Fang-wei Chang

COORDINATORE: Arte Communications, Venezia

Il Taipei Fine Arts Museum è lieto di annunciare la mostra “Atopia”, a cura di Hongjohn Lin, alla 52. Esposizione Internazionale d'Arte La Biennale di Venezia alla quale parteciperanno cinque artisti, esponenti di diverse discipline: Ming-liang TSAI, Huang-chen TANG, Guo-min LEE, Shih-chieh HUANG e VIVA. Hongjohn Lin è artista e curatore indipendente, attualmente professore associato della Facoltà di Belle Arti della National Taiwan University of Arts.

Per oltre un decennio, le mostre presentate dal Taipei Fine Arts Museum di Taiwan sono state una sede importante di dialogo e scambio tra Taiwan e la comunità artistica internazionale. Nel 2007, come nelle sei Biennali precedenti, le opere saranno ospitate a Palazzo delle Prigioni. Sin dall'inizio, il Taipei Fine Arts Museum di Taiwan si è adoperato attivamente per partecipare alla Biennale di Venezia - la sua prima presenza risale al 1995 – e quest'anno sarà responsabile della partecipazione di artisti provenienti da Taiwan per la settima volta. Nelle ultime sei Biennali consecutive, il Taipei Fine Arts Museum di Taiwan è stato complessivamente rappresentato da 26 artisti, e quattro mostre sono state allestite da curatori taiwanesi. Dagli anni Novanta all'inizio del nuovo millennio, l'esperienza è stata molto significativa per Taiwan tra le tante mostre internazionali di arte contemporanea, in quanto ha rivelato concretamente al mondo l'estetica delle immagini culturali e delle maggiori tendenze squisitamente taiwanesi nello sviluppo dell'arte contemporanea del paese. Il successo riscosso dalle opere degli artisti di Taiwan ha trasformato la Biennale in un evento fondamentale che ha polarizzato interesse e attenzione della comunità artistica locale, poiché molti partecipanti hanno continuato ad esporre le proprie opere in altre regioni del mondo. La presenza del Taipei Fine Art Museum di Taiwan all'Esposizione Internazionale d'Arte La Biennale di Venezia è dunque particolarmente importante, poiché ha contribuito in maniera decisiva agli scambi culturali internazionali dell'isola permettendole di conquistare un notevole apprezzamento a livello internazionale.

CONCETTO CURATORIALE

Atopia è un “non luogo” che, nel dinamismo politico ed economico della globalizzazione, non ha più confini. Abolizione delle frontiere, fusione e commistione di culture, spazio virtuale forgiato dalla tecnologica, consumo e produzione transnazionali… oggi, nessuna identità, da sola, può rappresentare una configurazione spaziale contemporanea. Eppure, un'atopia non necessariamente garantisce la libertà individuale. Non più espressione di volontà e desiderio puri, i nostri corpi recano i segni della vita individuale regolamentata dalla combinazione di forze del nuovo impero, condizione onnipresente che rende possibile il vero individualismo attraverso la ricreazione e la riscrittura auto-responsabilizzante delle identità. Ma atopia significa anche che un luogo non può essere collocato, o semplicemente essere “non un luogo”. L'impossibilità di rappresentazioni legittime rende atopia uno stato de facto senza de jure: un luogo senza nome può essere frequentato soltanto come eccezione, contesto nel quale storie anacronistiche e siti remoti assumono tutti lo status di atopie. Si potrebbe, ad esempio, affermare che Taiwan sia una nazione non nazionale, o una nazione senza nazionalità, ma non per questo una post-nazione o una pre-nazione: in breve, è uno stato atopico par excellence. Il suo nome citato in contesti internazionali è confusamente incoerente e infinitamente reinventato: Taiwan (ROC), Cina (Taiwan), Cina (Taipei), Taipei/Cina, Taipei, Taipei cinese, ecc. All'interno di queste parentesi e barre, di questi alias, un'atopia agisce “in nome di altri nomi” rivendicando la sua identità attraverso la différance, non la differenza. La sua vera identità è sempre-già stata circoscritta da reiterate apposizioni arrestando il segreto rivelato dell'atopia. Ming-liang Tsai, regista di fama internazionale, basa il suo lavoro sulle esistenze alienate, sradicate dal luogo, perse nella transizione. Gli sconcertanti scenari temporali e spaziali dei suoi film sono la migliore esemplificazione del non luogo, dove sessualità, adulterio e incesto diventano tutti le sole azioni che possono essere compiute da quanti vivono ai margini della società. Lunghe sequenze esasperanti stimolano il silenzio radicale delle sue immagini, evocando realtà frammentarie di pathos.

Huang-chen Tang, partendo dai ricordi di una nota cartolina taiwanese, si imbarca in un'impresa eroica coinvolgendo partecipanti di provenienza internazionale in un viaggio per ricostruire la scena e il momento di quella fotografia. L'impossibilità della sua azione si ricollega all'anamnesi collettiva dell'allegoria del viaggio e, attraverso l'intraslabilità tra siti e storie diversi, l'artista crea un assurdo spazio dai contorni sfumati tra l'azione individuale e la cultura visiva collettiva. 

La fotografia di Kuo Min Lee, che documenta comunità evanescenti non è solo espressione artistica, ma anche azione sociale contro la politica urbanistica di Taiwan. Le sue opere rivelano dimore caotiche, una volta abitate e in procinto di essere completamente distrutte, a testimonianza della transizione dei passati politici e delle storie umane, mostrando le condizioni umane di una quasi comunità in uno stato di emergenza. 

Shih-chieh Huang, bricoleur di oggetti low-tech, lungi dall'essere un utopista tecnocratico, altera beni di consumo di massa sulla base di istruzioni pratiche generando, attraverso la sua installazione, un'interattività con archi-strutture di elettrodomestici manipolati che orchestra un dialogo isterico tra tecnologia e umanità.

VIVA disegna fumetti sul nuovo realismo sociale che ritraggono la quotidianità dei tecnofili sotto forma di doujinshi, mimica culturale giapponese. Contrariamente ad un artista pop che mette la cultura al servizio dell'arte, VIVA è un professionista della cultura che parla per la generazione otaku offrendo, col suo lavoro e la sua vita, un quadro sconvolto del traffico delle culture all'interno del fenomeno della glocalizzazione.

Le opere scelte per la mostra stimolano gli spettatori a non limitarsi ad apprezzare una vetrina dell'arte, ma a partecipare attivamente alla realtà quotidiana di Taiwan, che a sua volta si intreccia con l'ordine globale. Qui, viaggio, urbanizzazione, tecnologia, subcultura ed esistenza individuale si ritrovano tutti allo stesso incrocio, una terra incognita dell'auto-ricostruzione in nome di altri nomi.


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