9. Edizione  PREMIO OPEN

 

 

Premio Speciale Collaterale alla 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

 

Il regista Michael Moore vince il Premio OPEN con il film Capitalism: A love story

Cerimonia di premiazione mercoledì 9 settembre 2009 alle ore 19.00, Aeroporto Nicelli, Venezia Lido

 

Arte Communications in collaborazione con Bellati Editore istituisce la 9a edizione del Premio OPEN, in occasione di OPEN 12. Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni. L'evento prevede la premiazione di un regista presente alla 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che con la sua opera riveli, in maniera inedita, un fertile interesse verso la seducente tematica della mutua interazione tra arte e cinema, due forme artistiche che vivono d’immagine e si nutrono del desiderio di tradurre emozioni.


L’istituzione di questo riconoscimento, ideato nel 2000 da Paolo De Grandis e Pierre Restany, nasce parallelamente ad OPEN. Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni che il 2 settembre 2009 ha inaugurato la sua dodicesima edizione.


Il Premio OPEN 2009, un'opera ideata e realizzata dal Maestro Ugo Riva, è stato assegnato al regista Michael Moore con il film Capitalism: A love story. La giuria, presieduta da Paolo De Grandis e composta dall’Assessora Luana Zanella, Ferruccio Gard, Anna Caterina Bellati e Chang Tsong-zung, ha così motivato la scelta:
“Con questo splendido film Michael Moore ha fatto entrare definitivamente il documentario d’inchiesta, con pari dignità, nella storia del cinema mondiale. Capitalism: A Love Story è un’opera che, fra graffiante ironia e momenti di intensa drammaticità, costituisce una coraggiosa denuncia delle tragiche conseguenze che un capitalismo privo di qualsiasi etica e con l’unica spietata logica del profitto, può arrecare anche nel Paese più ricco del mondo dove ogni giorno 14mila persone vengono licenziate e con il lavoro possono perdere anche la casa e l’assistenza sanitaria. Il capitalismo, denuncia il film, conta più della democrazia, grazie anche alla politica spesso asservita, e la ricostruzione della genesi dell’attuale crisi economica coinvolge e fa fremere di sdegno gli spettatori di qualsiasi orientamento politico, perché nessuno, ad esempio, può rimanere insensibile alle scene delle famiglie cacciate dalle loro case perché non possono più pagare i mutui alle banche. Simbolo del film può diventare il nastro giallo usato dalla polizia americana per delimitare l’area in cui è avvenuto un delitto, quello stesso nastro con il quale Michael Moore, come in una mirabile performance artistica, circonda una banca a Wall Street e con il megafono annuncia di voler arrestare i colpevoli. Il documentario di Michael Moore fra risate, indignazione e commozione è di altissima intensità sociale, entra nel profondo delle coscienze e può diventare un importante contributo per far diventare più umano e democratico un capitalismo che deve essere più al servizio dei poveri che dei ricchi, come purtroppo avviene attualmente in America, ma non solo”.
Nel corso delle passate edizioni il Premio è stato conferito ai registi Joao Botelho con il film Quem es tu?, Julie Taymor con Frida, Takeshi Kitano con Zatoichi, Marziyeh Meshkini con Sag - haye velgard, Stanley Kwan con Changhen ge (Everlasting Regret), Jia Zhangke con Dong, Peter Greenaway con Nightwatching e Philip Haas con The Butcher’s Shop.

 

La mostra OPEN è realizzata da dodici anni in concomitanza con la Mostra del Cinema di Venezia, a conferma del preciso intento di rafforzare il legame esistente tra arte e cinema, e l’istituzione del Premio OPEN testimonia questo fecondo e stretto rapporto.

 


 

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