rainer bonk
GERMANIA - BERTAMARIA REETZ E RAINER BONK

 

 

 

Pecore blu: un gregge di pace 

Arte come mite provocazione, arte come azione sono i pedali di un basso continuo che accompagna da anni il lavoro di Rainer Bonk, affiancato nella sua campagna per il sociale da una fervida sodale, l’artista tedesca Bertamaria Reetz, che dalla pittura, cui ha dedicato parte della sua vita, ha assunto ora l’impegno di diffondere il messaggio di Bonk. L’artista tedesco, partito come designer, ha raggiunto notorietà in Germania con le sue pecore blu. La pecora blu è un animale mite, che ha bisogno di uno spazio verde per far risaltare il suo brillante mantello; di poliestere, non teme le intemperie, inoltre non pretende nutrimento. Si alimenta alla curiosità, all’interesse, allo sguardo divertito di osservatori grandi e piccini, che la vedono brucare (si fa per dire!) sui loro prati. Ma quale messaggio parte da questo animale-oggetto, serialmente riprodotto in centinaia di esemplari, riuniti in gregge sulle rive del Reno, nei giardini residenziali, all’entrata dei Musei? Esso, come intende l’autore, ama richiamare la nostra attenzione sull’ambiente. E non è da poco il contributo dato dall’azione artistica di Rainer Bonk e di Bertamaria Reetz a temi ambientali, sostenuti di norma da una serie di iniziative che coinvolgono istituzioni, uomini di scienza e di diritto, associazioni e cittadini che hanno a cuore le sorti del pianeta, che seguono con apprensione il deterioramento degli ecosistemi a livello globale che sta accentuando la disparità tra i popoli ed evidenziando aspetti fondamentali su biodiversità e cambiamenti climatici. Per i due artisti tedeschi, la responsabilità degli impellenti fenomeni di desertificazione, che tra l’altro minaccia il 51% del suolo dell’Italia meridionale, non va attribuita soltanto alle mutazioni del clima, alle invasioni biologiche, ma anche al sistema politico e all’egoismo insito in ciascuno di noi. Le pecore blu - da gregge - si fanno esercito di pace, ci invitano, con temperante tenacia, a riflettere e a cooperare alla salvaguardia dell’ambiente. Noi tutti possiamo e dobbiamo agire per arrestare una morte annunziata. Il Blauschäfer Rainer Bonk - coadiuvato da Bertamaria Reetz - sta lanciando un appello che ha la forza del blu. Il blu è il colore dei laghi, dei mari, dei bacini profondi. L’acqua appare blu non perché riflette il cielo: quanto più lungo è il percorso di un raggio di luce che attraversa l’acqua, tanto più il rosso e il verde dello spettro solare sono assorbiti; il blu, invece, viene riflesso. E, di converso, quanto più intenso è il blu, tanto più profonda ci appare l’acqua, che simboleggia l’inconscio e sembra voler penetrare i segreti anfratti dell’anima. L’antica dottrina degli elementi poneva l’acqua in connessione con un principio femminile, contrapposto all’aria, elemento maschile. Virile per eccellenza era il fuoco; la terra, il più femminile degli elementi, ai quali si facevano corrispondere i temperamenti umani. All’acqua si ricollegava il temperamento flemmatico, le cui connotazioni erano calma e passività, rappresentanti il carattere femminile del blu. La psicologa Eva Heller, che inizialmente aveva associato al blu il silenzio, la passività, l’introversione, si stacca ora da questi stereotipi per riaffermarne l’immanente virilità. Questa nuova scelta ci riporta alla tradizione introdotta agli inizi del secolo scorso di abbinare l’azzurro e il rosa al sesso dei neonati. È un nuovo stereotipo che alimenta il business. Abbandoniamo queste disquisizioni per tornare al valore simbolico del blu, riconfermato dal padre della psicanalisi, Sigmund Freud, secondo il quale questo colore ci riconduce alla fonte della religiosità, essendo permeato di un senso di unione universale, di appartenenza al tutto. Freud riprende la “percezione d’eternità, la sensazione di un qualcosa di sconfinato, illimitato, di oceanico” trasmessagli dall’amico Romain Rolland. Questo sentimento oceanico indica forse quell’unione prematerna, indagata dallo psicologo svizzero Max Lüscher, secondo la cui esperienza il blu intenso sta per un atteggiamento meditativo filosofico-religioso, volto alla ricerca di un’unità ideale. Anche per Ingrid Riedel il blu richiama l’azzurro del mare, il volto cupo della notte: è il colore del misticismo, del sogno, dell’inconscio. Il blu, associato in queste osservazione ad una gamma di valori positivi, può celare anche una componente inquietante, la peur bleue dei Francesi, esprimente la paura di fronte alle profondità equoree. Dobbiamo forse a questo accostamento di concetti contrapposti intorno al blu quel senso di inquietudine che ci pervade di fronte al gregge di pace schierato sui prati del Des Bains, che ci fa ritornare alla memoria il motto dei Latini si vis pacem para bellum? La pecora blu ci invita all’azione, ad un’azione energica che ci liberi dall’angoscia di un futuro incerto per le generazioni a venire. Essa attende fermamente una risposta dal nostro personale coinvolgimento. 

Testo a cura di Nevia Pizzul-Capello