Messico
Sebastian

Quando per la prima volta venni a contatto con l'opera di Sebastian in occasione di uno dei miei viaggi in Messico, compresi immediatamente che si trattava di un artista di grande rilevanza e che la sua ricerca andava al di là di un confine puramente localistico e parlava al mondo intero, con un linguaggio estremamente personale dal respiro universale.
La prima opera che mi capitò di vedere fu la "Cabeza de caballo", magistralmente collocata, forse, una delle opere scultoree monumentali più importanti del ventesimo secolo.
Da allora, passarono alcuni anni e rimase in me il desiderio di conoscere l'artista, poiché le sue opere mi erano nel frattempo divenute familiari, grazie ad alcuni libri da me acquistati per approfondirne la conoscenza e infine, giunse inaspettatamente l'occasione per questo incontro, complice un paese lontano, dalla lunga storia, la Cina.
Nominato curatore della prima Biennale di Pechino, mi venne sottoposto il nome di Sebastian quale rappresentante del Messico e ovviamente approvai questa scelta con grande entusiasmo, lieto di poter cosi conoscere un Maestro la cui opera mi affascinava da diverso tempo. Fu quindi, per me, una piacevole sorpresa scoprire che l'artista in grado di gareggiare con la monumentalità dei grattacieli e con la prepotenza della grande architettura contemporanea, capace di domare il ferro e l'acciaio, piegare al suo volere forme dalle dimensioni impensabili era un uomo di grande affabilità, di estrema cortesia e semplicità.
Il piacere di questo incontro si trasformò, in quei giorni trascorsi in Cina, in un rapporto amicale di grande intensità intellettuale, rafforzato da una visione comune dell'arte contemporanea e in particolare dalle grandi potenzialità inespresse dell'arte messicana contemporanea, degna a mio avviso di grande attenzione.
Questa visione unanime del mondo artistico contemporaneo è quindi divenuta il collante di un rapporto amichevole, rafforzato dalle mie successive visite allo studio e all'approfondimento della sua ricerca.
Oggi, il percorso di Sebastian mi è più chiaro, la sua collocazione nel mondo artistico contemporaneo più certa e la sua identità sicura e lo colloco tra i grandi scultori del nostro tempo, tra coloro la cui opera è destinata a fornire nuovi percorsi al mondo dell'arte, di la da venire. Ma, non si potrebbe comprendere l'opera di Sebastian se non si tenesse conto di una visione scultorea derivata da logica e riflessione matematica, dalla incidenza delle teorie quantistiche, dalle leggi fondamentali della geometria, dalle regole di equilibrio compositivo, dall'uso di nuovi strumenti di ricerca e calcolo in grado di realizzare quella sensazione di grandezza e di stupore che è insita nell'uomo di fronte all'opera dell'ingegno.
Per Sebastian l'aspirazione alla monumentalità è la strada obbligata per far concorrere il maggior numero di persone allo stupore delta perfezione, in cui l'opera d'arte è il mezzo più vicino alle meraviglie divine, per lui vale l'aspirazione brancusiana all'essenza del sublime, che trova nella sua essenzialità, la via dell'ascetismo e quindi della spiritualità assoluta. Per Sebastian l'utilizzo di modelli matematici per le sue composizioni è teso a ricercare questa perfezione brancusiana, dell'essenzialità, che ne definisce chiaramente i confini e le prospettive, cosi come è indubbia la vicinanza per certi versi ad alcune ricerche "calderiane" che attraverso l'uso di forme nuove, di materiali derivati dall'industria e supportati dal colore, porgono nuove prospettive alla scultura contemporanea, ma è anche chiaramente indicativa la comunanza di intenti e ricerca con un altro grande protagonista quale Vasarely, certo non visto solo come capofila dell'optical-art bensì come ricercatore anch'esso di quegli equilibri compositivi di cui accennavo poc'anzi.
Ma dove mi sembra giusto collocare la ricerca di Sebastian è in quel solco comune percorso da Chillida che pur con altri mezzi e con altre prerogative ne intraprende in parte la stessa strada.
Credo che chi voglia affrontare in maniera sistematica e approfondita la storia della scultura del nostro tempo non possa non tener conto dell'opera di Sebastian e del valore della sua ricerca riconoscendo in lui le stimmate del grande artista, per il coraggio, la novità, la modernità di questo suo percorso.
Di lui, parlano le numerose opere pubbliche, collocate non solo in Messico, ma in quasi tutto il mondo in un continuo apprezzamento al suo lavoro che dovrebbe costituire per il suo paese un indubbio motivo di orgoglio e credo che la sua affermazione internazionale, sia solo all'inizio avendo egli ancora molta strada da percorrere.
Nella visita ai suoi studi e quindi nel contatto diretto con la formulazione del suo percorso scultoreo, risulta chiaro come il suo linguaggio sia facilmente compreso e apprezzato a livello internazionale e come le sue grandi sculture non perdano il senso della monumentalità, anche quando vengono piegate a dimensioni ridotte e utilizzino materiali come l'argento oppure il legno o la plastica. La sorprendente realtà di Sebastian è tale da riuscire, attraverso l'utilizzo della matematica e delle leggi della geometria, a racchiudere nelle piccole proporzioni tutto il senso della monumentalità delle sue opere più grandi e la nostra mente è in grado di leggerne il dna già racchiuso in esse stesse e pronto a generarsi ed espandersi nello spazio in cui verranno successivamente collocate, così da diventare Arco Fenix, Puerta de Monterrey, Arana Grande, Puerta de Chihuahua o altre forme in divenire, ancorché uniche ed autonome, ma generate dalla stessa matrice.
Parlare quindi di Sebastian è parlare di una scultura volta al futuro, di una scultura capace di farci intravedere nuove frontiere visive e con la quale la forza immaginifica dell'uomo, riesce a superare gli stretti confini di una figurazione per sconfinare in un mondo, tra scienza e tecnologia, molto caro alle nuove generazioni.
La scultura di Sebastian è parente del cinema anticipatore dì Stanley Kubrick, delle ricerche sonore di John Cage, delle ardite architetture di Frank O'Ghery è insomma leonardescamente anticipatrice, nella misura in cui è scientificamente poetica e per ciò antitetica alla scultura tradizionale. La sua scultura monumentale infatti non celebra un uomo, sia esso capopopolo o condottiero, ma celebra l'Uomo, la sua intelligenza.
Celebra quanto l'uomo nella sua storia terrena è riuscito a conquistare, attraverso lo sforzo collettivo, in una continua ricerca di se stesso. Ecco, la grandezza dell'opera di Sebastian sta in questo, nella consapevolezza che la rivelazione dell'arte è celebrare l'uomo in quanto tale, in quanto essere intelligente, in grado di pensare e vedere spazi e mondi spesso sconosciuti. L'opera di Sebastian nella sua ricerca di grandiosità in un ordine perfetto e scientificamente coordinato è in grado di farci intravedere questi orizzonti, spazi nuovi in cui convivere con l'universo cosmico, superando le barriere dello spazio e del tempo.
L'opera di Sebastian è tutto ciò, un tutt'uno armonico e senza tempo è un'opera che si consegna al futuro, ad un grande futuro.

Testo a cura di Vincenzo Sanfo


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