Argentina
Eduardo Pla

RIFLESSI E TRASPARENZE DELL’ARTE

Il progetto di Eduardo Pla per la decima edizione di OPEN, Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni a Venezia Lido si ispira a una scultura permanente, installata nella città di Punta del Este questo gennaio, in occasione dei cento anni dalla sua fondazione. La scultura è realizzata con piani paralleli metallici dove una sfera irrompe e si impone sopra la permanente imminenza del piano. L’idea dell'opera che si installerá al Lido ripropone questa rottura spaziale, però il materiale utilizzato in questo caso, e anche alcuni cambi realizzati nella superficie sferica, pretendono rappresentare l’importanza della trasparenza e della luminosità che trascende dal concetto sferico. Nello scegliere il vetro come materiale basico e la luce come supporto rappresentativo dell’opera, l’idea sottointesa è riscattare da una oscura contemporaneità la poetica terrena. L’opera di Pla è tipicamente concettosa, proprio nell’ac­cezione manierista che attraverso il garbo dell’immagine mette in scena l’universo melanconico dell’artista venato sempre dal senso accrescitivo del dubbio mentale e da un’attenzione esistenziale. Scultura all’aperto, quella di Pla sul filo di una intenzionale leggerezza che vuole attraversare il sentimento e stabilizzare la precarietà di un senso mobile nella coscienza dello spettatore. Se tradizionalmente con l’alterazione del senso corrente l’arte sconcerta e impaurisce, quella di Eduardo Pla cerca di esorcizzare facili e apocalittici fantasmi, che producono soltanto un salto emotivo, per produrre un varco nella conoscenza. “L’affronto fatto alle cose” non è frontale ma giustamente laterale, secondo i dettami della cultura contemporanea attraversata dall’apporto delle scienze umane, che ha creato nell’artista e nell’intellettuale del nostro secolo un sano senso della perplessità misto alla coscienza dell’impossibile uso frontale del linguaggio, il quale non è adatto a frontali denomina­zioni. Per questo Pla mette in scena frammenti d’immagini relazionate tra loro mediante nessi inediti che producono una evidente complicazione, una conflittualità di rapporti tutti gioca­ti sul superficialismo di uno spazio inteso come luogo di proiezio­ne e di rovesciamento verso l’esterno, verso una visione scorrevo­le in tutte le direzioni tranne che verso la profondità prospettica. Il neoilluminismo di Pla consiste proprio nella cono­scenza tutta moderna di non poter compiere atti di ortopedia iconografica, di non poter chiudere in un impossibile ordine sta­tico la mobilità dei frammenti che costituiscono i tasselli dell’im­magine definitiva. Tutto questo è realizzato fuori da ogni menta­lità apocalittica, senza la nostalgia di un centro della visione, me­diante appunto l’impiego di una intenzionale leggerezza stilistica, portato di un atteggiamento culturale che cerca non di rimuove­re la complessità quanto piuttosto di metterla in scena nella es­senzialità dell’immagine. Perché l’arte non è “amica della realtà e rispecchiamento”, non è complice della realtà esterna, piuttosto è lo strumento che ne valorizza i conflitti e ne evidenzia le apo­rie. L’accettazione di tutto questo comporta la necessità di stru­menti linguistici che ne evidenziano l’adesione, che ne valorizza­no la definizione stabilizzandola verso il luogo paradossale di una chiarezza carica di perplessità. La perplessità non è un sintomo di un pessimismo della ragione, quanto piuttosto il riscontro dell’impossibilità di una scelta tra chiarezza dell’intelletto e l’oscurità del profondo. Solo l’arte può abitare come cerniera l’ubiquità della doppia possibilità, anzi dell’unica possibilità dettata dall’intreccio tra fantasia ed intelletto, tra la pulsione analitica e quella sintetica. L’assurdo si distingue dall’oscuro non semplicemente perché non si lascia completamente rischiarare. La sua peculiari­tà consiste nel fatto che si chiude ad ogni razionalizzazione: è sì interpretabile, non però spiegabile. In questo senso ogni opera d’arte autentica è assurda. Ciascuna resta indisvelabilmente mi­steriosa. Shakespeare sapeva tanto poco se il rapporto straordi­nario fra Amleto e sua madre aveva origine in qualcosa del tipo del complesso di Edipo, quanto Beckett sapeva chi è Godot.” (A. Hauser, Sociologia dell’arte.) “L’assurdo” moderno di Edoardo Pla consiste nell’accettazione di una costitutiva assurdità delle cose che lo porta non a forzare con impeto materico l’immagine, ma piuttosto ad organizzarla assecondando quel residuo di inspiegabilità dell’arte corrispon­dente a quello della vita. Ma mentre la vita talvolta mette l’uomo nella condizione di assalto per tentare una razionalizzazione, la creazione artistica invece sostituisce tale tentativo con la possibi­lità di una interpretazione che rispetta sempre il resto inspiega­bile. Per tenere in piedi tale doppiezza, Pla sposta la chia­rezza di tale concetto nel chiarore dell’immagine, adotta oggetti in un disegno senza carne dove la nomlnazlone visiva non sosti­tuisce le cose ma ne produce il sospetto. In tal modo l’arte non è una pratica dogmatica e assertiva, si dimette dal ruolo di una rifondazione forte del reale per assume­re invece quello che ci ricorda il senso transeunte dell’apparenza e nello stesso tempo quello definitivo della griglia concettuale che la sostiene. Una sorta di disinganno e di ironia regge le com­posizioni di Edoardo Pla , illuminate da un chiarore interno che de­nota un percorso di elaborazione accrescitiva, in quanto sposta non soltanto la collocazione del reale dalla propria statica iniziale ma ne valorizza anche la capacità di relazione che soltanto la fan­tasia creativa e disinibita dell’artista riesce a sospettare. Il “…mistero inerente all’arte ne esprime la sua appropriabi­lità, ciò che, nonostante tutta l’ermeneutica, resta in essa inspie­gabile ed incomprensibile... Il mistero è imposto all’arte dalla na­tura non artistica della realtà e l’artista in quanto estraniato alla società, s’impone da sé l’ermetismo...” (A. Hauser, Sociologia dell’arte.) Il rispettoso senso di perplessità corrisponde alla coscienza di non appropriabilità non soltanto del mistero dell’arte ma anche del mistero della vita stessa. L’unico percorso possibile all’artista è quello di partire dalla chiarezza di tutto questo, dall’apparente chiarezza delle cose, per approdare al chiarore della scultura che nella penombra della propria evidenza rappresenta la messa in scena del sentimento della perplessità. La perplessità laica di Pla produce un universo iconografico di pittura, scultura e disegno che tradisce insicurez­ze, semmai una “passione che si libera nel distacco” segnalata da Goethe per definire l’ironia. Un’arma efficace per controllare de­licatamente le pulsioni profonde che ogni creazione comporta e nello stesso tempo proteggere senza dogmatismo la griglia con­cettuale indispensabile per ogni operazione riguardante l’intellet­to e la mano. Compreso la scultura.

Curatore Achille Bonito Oliva

Con il Patrocinio dell'Ambasciata Argentina in Italia

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