Francia
Cyrille André

Da qualche anno, l’approccio di Cyrille André nei confronti della scultura si contraddistingue dall’attuale panorama artistico francese. Sebbene non lavori esclusivamente il legno, egli ha una predilezione per questo materiale e per il taglio netto, come per uno stile figurativo che precedentemente è stato rivendicato dagli artisti appartenenti al movimento neo-espressionista - e qui penso, in particolare, a Penck e Baselitz, o ad artisti come Joseph Felix Müller. Ma, se da un lato si riscontrano affinità, in termini di intensità drammatica delle figure e della loro monumentalità, Cyrille André non applica la medesima logica totemica degli scultori svizzeri e tedeschi - anche quando lavorano su personaggi "comuni" come Balkhenol. Se ricordano scene, atmosfere e tensioni, le sue sculture "non illustrano": suggerirei piuttosto che esse "incarnano" un sentimento del mondo, una potenza e una presenza. È anche perché non le singolarizza che queste sculture rivelano qualcosa di universale - che potrebbe essere definito "Umanità" - con zone di luce ed ombra. Guardandole si scopre un mondo nel quale la violenza dei rapporti umani è incisa nei corpi e dove gli esseri si pongono come solitarie figure di malinconia. L’umanità di questi giganti porta in sé una latente minaccia di monumentale inumanità. Il fatto è che, anche se le sue sculture sono monumentali, esse intrattengono con noi un'inquietante promiscuità. È attraverso i cambiamenti di scala che i suoi "giganti" danno forma a ciò che non emerge dal corso normale degli eventi: un corpo addormentato in una piega della vita; la disincantata meditazione della rassegnazione; o ancora la violenza di un moderno Cerbero, o la estrema contiguità dell’indolenza e dell’arroganza. Il nostro mondo, alla fine. La forza di queste sculture e la loro abilità di suggerire, o di connotare, ha a che fare con il fatto che c’è qualcosa di anonimo nella loro essenza - una sorta di indeterminazione riguardo la loro identità. Sono come proiezioni delle nostre paure e delle nostre ansie. Sono rappresentazioni delle ferite, vuoti e baratri che ossessionano la nostra vita. Esse ci bloccano e ci costringono ad alzare gli occhi - a prestare attenzione ed a ri-valutare il modo in cui ci rapportiamo al mondo.

Testo a cura di Philippe Cyroulnik

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