Germania
Rolf Bienentreu

Solo speranza nessuna risposta
Specie di specchio profondo.
Narciso durante l’atto creatore mentre sogna davanti al buco della sua paura.
A che punto si è creata la frattura
Quando lo sguardo di chi avrebbe dovuto sorvegliare era assente?
E le parti opache dello specchio diventano le parti opache dell’anima.

Rolf Bienentreu

Voltarsi e vedere un doppio di sé, un’immagine speculare filtrata attraverso la lente dell'anima. Un Doppelgänger benevolo che ci rende lo sguardo, ma con un valore aggiunto, fatto di ricordi e sensazioni. È un ventaglio di emozioni, a volte contrastanti, quello che si prova nell’ammirare le opere di Rolf Bienentreu. Sarà perché, prima ancora che artista, è un conoscitore della psiche umana, capace di sondarne aspetti nascosti, segreti o, più semplicemente, trascurati. Nato a Duisburg, in Germania, nel 1951, studia medicina e diventa pediatra. Intanto, si interessa all’arte - dai primitivi tedeschi ai contemporanei Rheinsberg, Tàpies e Beuys - e approfondisce gli studi sulla psiche infantile. Questa fascinazione per la mente umana si riflette nei suoi gusti artistici: l’amato Joseph Beuys, per esempio, lo "sciamano" per molti ermetico, si è sempre concentrato nella ricerca dell’Io animale di ciascuno di noi. Allo stesso modo Rolf Bienentreu con le sue opere cerca di rivelarci una nostra identità interiore. E lo fa attraverso tavole di legno antico (perché il tempo porta con sé vita e ricordi), di essenze solide e resistenti cresciute tra le montagne, capaci di resistere nei secoli e, per questo, "cariche" di tempo e di ricordi. Trascorre ore a piallarle, lisciarle, addomesticarle. E le trasforma nel supporto ideale dei suoi dipinti. Dove i volti diventano riflessi dell’essere e i panorami ricordi. Tutto è come visto attraverso un velo d’acqua (in fondo l’essenza della vita è che tutto scorre, come sosteneva Eraclito), immobile e vibrante a un tempo. Le sue opere sono come degli Ukiyo-e su legno, porzioni di un mondo fluttuante che si fa strada attraverso infiniti strati di vernice che, paziente, l’artista passa e ripassa sulle sue tavole, creando un’illusione di profondità (non a caso le ha chiamate "specchi profondi") come profondo è l’animo umano. Attraverso questa ricerca ha raccontato amori perfetti, suscitato emozioni, evocato ricordi. A Open, attraverso quattro grandi planches (misurano 192x98 cm), Bienentreu lancia una sfida ai visitatori: superare il banale narcisismo nel guardare la propria immagine riflessa tal quale per guardare oltre, osservare volti distorti e deformati, dai contorni mutevoli, come mutevole e cangiante è la realtà. Per cogliere, anche solo per un istante, l’essenza dello spirito.

Testo a cura di Fabiana Fruscella 

 

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