Italia
Omar Galliani

Galliani in questa sua opera installativa porta in superficie una misteriosa figura che si specchia nel buio, come molte altre figure dell'artista, sembra mostrare soprattutto l'oblio di sé,l'incertezza delle cose che ci stanno intorno, la precarietà del mondo, vissuto magari come una malattia, così come lo pensava Rilke nelle "Elegie duinesi". Vedersi , in questo caso, è vedere e conoscere la propria perdita, il sé divenuto altro, e ormai irraggiungibile. L'immagine, come sempre, sta sull'orlo della profondità, mentre l'occhio si presenta come una fenditura sull'impermanenza del mondo, che si salva perché rinasce in altre forme. L'ombra incombente rappresenta efficacemente che cos'è e come funziona l'inconscio, e lo traduce per noi in "figure", sottraendolo alla vaghezza concettuale, da cui la psicanalisi non l'ha mai completamente liberato, anzi così è visibile e rappresentabile, dunque vive e parla. In questo caso le immagini dell'inconscio di fanno reali e plastiche tramutandosi in due grandi corna di bronzo, che ci rimandano a una simbologia, comunque costantemente presente nell'opera di Galliani, ovvero all'idea di elevazione, di potenza,  di fecondità, e appartengono sia a d Apollo che a Dioniso, sono di carattere solare o lunare, ma le corna di Mosè sono in realtà raggi luminosi che rappresentano lo spirito emanante dalle persone e dagli animali mitici. Le corna in questo caso rappresentano il prestigio della forza vitale, della creazione perennemente rinnovatesi, della vita inestinguibile.


Testo a cura di Marisa Vescovo


 

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