Italia
Rabarama

UNA FISICITÀ' DEL DESTINO FUTURO

In un momento critico ove il contemporaneo sì continua a smaterializzare, amministrare le immagini delle opere d'arte come pura transizione effìmera ed apparizione momentanea, le immagini create da Rabarama giungono come concrete provocazioni, fisicità immanenti.
L'idea di trasmutare queste ossessioni felici in argilla, plasmandole, e poi renderle fisiche ancor più tramite il bronzo, porta e conduce a un confronto con lo sguardo e alla sua fisicità. I personaggi, il personaggio rappresentato, racchiude l'essenza e le domande dell'uomo, diviene importante luogo di meditazione e se vogliamo anche luogo dell'interrogazione, della domanda, del paradosso tra iperfisicità della materia ed essenza profonda della contemplazione.
Se di primo acchito queste superfici fisiche del bronzo appaiono solo puramente cromatiche, si scorge, al di là della propria epidermide, che le combinazioni, che i motivi, le modalità di questi puzzle, di questo intersecarsi di destini cromatici, superano la superfìcie e ci immettono in modo ipnotico, in modo suadente quanto ineluttabile, in contatto e di fronte una "condizione" umana, trasportando soggetto e visitatore in una postazione-ambiente della meditazione.
E' come se le vicende, le storie, le vicissitudini, dell'uomo, nella sua postura, nella sua sola fisica ed apparente immobilità, volessero essere lette, percorse, tradotte, ricomposte.
Queste fisicità cromatiche oltrepassano e contengono le mere seduzioni della superficie per divenire essenza di un gioco più alto, al valico estremo tra simbologia ed esoterismo, tra natura primordiale e linguaggio futuribile, traccia dell'uomo e segno del suo probabile destino futuro.
A questa dimostrazione di perdita di fisicità dello sguardo, giungono ora alcuni dipinti, immensi "close up" dell'uomo, della creatura androgina e vitale, pronta, nel suo ingigantimento più intimo a divenire partenza, scatto, riposo, assenza, ma anche pronta immediatamente al mutare della sua condizione, in modo repentino, senza avviso, con pericolo a seduzione.
E' nella creazione di queste creature plastiche, poste in una nuova dimensione spazio-temporale, che Rabarama interroga e controbatte all'effimero di certo contemporaneo, abbandonando a un silenzio attivo e vigile questi suoi sguardi fatti di corpi, di nuovi linguaggi, di segni divenuti parte e corpo di un tempo in divenire prossimo futuro. In un abisso colmo dì logicità, i personaggi di Rabarama si raccolgono, meditano, e raccolgono in "sé" le proprie forze, scritte nel loro corpo, divenuto palinsesto incredibile di una fisicità paradossale, sempre allerta, pronta a trasformarsi in un continuo destino eroico quanto variabile.

Testo a cura di Luca Massimo Barbero


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