Isole Vergini USA
Cornelia Kubler Kavanagh

 

"Come gli Evangelisti, come San Luca, l’artista non è un essere libero che ubbidisce unicamente alla propria volontà. La sua situazione è rigidamente condizionata da una catena di eventi che lo hanno preceduto. Questa catena gli resta invisibile, ma limita i suoi movimenti. Egli non la sente come una catena, ma come una VIS A TERGO, come la forza di avvenimenti che stanno dietro di lui. Egli è posseduto dalla visione di ciò che può essere fatto e ossessionato dall’urgenza della realizzazione solo, nel suo sforzo immenso". Questi pensieri espressi da mio padre, George Kubler, in La forma del tempo, catturano perfettamente l’intensità del mio processo artistico. A differenza del pittore che dispone le sue idee su un piano, lo scultore inventa lo spazio. Ogni passo in avanti è una soluzione temporanea ad un problema visivo finché l’occhio non dà il suo benestare e la mano può procedere. La VIS A TERGO è, di fatto, un giudice estremamente esigente. Le sculture che presento ad OPENASIA 2004 sono state originariamente incise nella pietra, poi colate in bronzo e rifinite con vernice riflettente anziché la tradizionale patina. Due sono state ingrandite in gesso prima di essere colate. Nelle loro forme allungate curvilinee, esse rispecchiano il mio ideale personale di bellezza astratta. Seguendo la tradizione di Jean Arp, Constantin Brancusi e Henry Moore, potrebbero definirsi astrazioni biomorfiche. Non mi interessano dichiarazioni sociali o un’arte che faccia tendenza; il mio tentativo è invece quello di creare una scultura che piaccia all’occhio e offra una bellezza riflessiva in maniera simbolica, atemporale. La FIGURA IN PIEDI, nella sua immobilità, racchiude la serenità e la calma delle antiche figure giapponesi. Lo spazio che abita è un ambiente consono alla riflessione. Il suo braccio disteso è un invito accogliente e per me rappresenta il concetto dello spirito. La FIGURA ADAGIATA, invece, è energica, gioiosa e rilassata. Vorrebbe trascorre la giornata al mare o in un parco. Ingrandita fino a triplicarne le dimensioni, potrebbe essere scalata dai bambini. È luminosa e forte. Il suo colore rispecchia le tonalità intense del mar dei Caraibi dove è stata realizzata. Il processo di riduzione del dettaglio estraneo all’astrazione estrema è l’unico modo che conosco per intensificare l’essenza di una forma. FORMA DI CONCHIGLIA I e FORMA DI CONCHIGLIA II dimostrano come forme semplici possano suggerire la complessità della struttura nascosta. Una si allunga in senso longitudinale nascondendo una camera interna, l’altra ruota come se stesse per essere aperta o divisa in due. Poiché Venezia è così inestricabilmente legata al mare, esporre qui le forme di conchiglia mi è parso più che opportuno. Il mio approccio all’incisione della pietra è influenzato da un metodo di lavoro Brancusi denominato TAILLE DIRECTE. Scolpisco direttamente la pietra con attrezzi frutto di tecnologie antiche e moderne. Mazzuole, scalpelli e lime si alternano a rettificatrici a stampo, seghe alternative e martelli pneumatici. A differenza della fabbricazione o della modellazione con l’argilla, dove si aggiunge massa, nell’incisione della pietra la massa viene rimossa per rivelare la forma. Scolpisco anche quando lavoro col gesso. Forse non comprenderemo mai appieno il processo creativo, ma penso che le immagini per la mia opera mi giungano in tre modi distinti. Alcune fluttuano nella consapevolezza come simboli completi, successivamente estratti o scolpiti come modelli. Altre appaiono a seguito di un’osservazione diretta e tuttavia non mirata. Altre ancora sono vissute come risposte interiori ad eventi accaduti in un qualche momento della mia vita, forse nella primissima infanzia. È come se inizialmente si manifestassero come simboli per poi riapparire come forme nella pietra. Quando comincio a lavorare, convergono e si sovrappongono due tipi di influenze che rappresentano l’uno il connubio tra mente e occhio, l’altro la comunione tra cuore e mano. Da principio, lavorano soprattutto mente ed occhio. La mente, logica, ricerca percorsi all’interno della pietra. L’occhio, emotivo, guida le incisioni. Entrambi sono i guardiani dell’immagine ed entrambi sono attenti agli errori irreparabili, poiché una massa rimossa troppo rapidamente lo è per sempre. Essi impongono una dedizione distaccata e cauta. Prende poi il sopravvento la mano raspando, rettificando, sabbiando la pietra per percepirne il volume, la struttura e la massa. Questa è la parte più viscerale del processo di scultura, una danza con l’immagine. Le mani coinvolgono il cuore. Se inizio ad amare l’opera, credo nel suo valore. Viceversa, se ad un certo punto, durante il processo, l’immagine non si sta sviluppando come dovrebbe, mi dedico a qualcos’altro. Spazio, volume, massa, superficie, luce, forma: sono questi gli elementi che informano il mio occhio e guidano il mio processo creativo. Grazie ad una vita di viaggi e ad un ricco patrimonio artistico estremamente raffinato dal quale attingere, l’archivio della mia memoria trabocca di idee per future opere.  Cornelia Kubler Kavanagh lavora all’esterno degli studi di Norwalk, Connecticut e St. Thomas, Isole Virgin (USA). È rappresentata dalla Blue Mountain Gallery di New York. Per approfondire la sua opera, è possibile visitare il sito: www.corneliakavanagh.com.

 

 

Cornelia Kubler Kavanagh – Saggio dell’artista

Per me essere scultore significa incidere la pietra esplorando la massa ostinata per rivelare la forma.
Mi interessa il concetto di atemporalità, l’arte di tutte le culture. Il mio obiettivo è creare una scultura che piaccia all’occhio e nutra l’anima.

 

 

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