Marocco
Fathiya Tahiri

   

Inquadrare criticamente e determinare l’opera di Fathiya Tahiri, non è compito agevole, l’amicizia fa velo e non è possibile districarsi tra la sua avventura artistica e la sua persona. Se artisticamente Fathiya si pone tra le voci più interessanti della cultura orafa-scultorea, per quel che riguarda la persona, tali e tante sono le sue peculiarità che va inserita di diritto in un posto privilegiato delle mie amicizie. Il suo percorso artistico è noto dagli iniziali studi di Architettura fino ad arrivare all’importante mostra tenutasi a Venezia nel 2002 presso la Sala Napoleonica del Museo Correr, ed è stato nel corso di questa esposizione che ho per la prima volta incontrato il suo genio creativo e la sua ispirazione. I gioielli esposti avevano una sorta di intrinseco coraggio di esistere e di risplendere tra le pareti del palazzo, così come le potenzialità espressive del metallo allo stato puro e l’idea di una scultura da indossare. La distinzione tradizionale fra scultura e gioiello con Fathiya viene meno, in essa si concretizza un mondo interiore in cui affiora una stratificazione di immagini che appartengono all’intero panorama della storia dell’arte: dall’antico al moderno. E questa lingua ben costruita -poiché fonda su basi solide- è anche dinamica, in quanto elabora costantemente gli stimoli che attinge al mondo contemporaneo e dal fascino del suo paese d’origine, il Marocco. Stimoli espressivi presenti nelle opere che ha esposto ad OPEN 2OO3. Agli inizi di quest’anno mi sono recato a visitare il suo studio in Marocco, e nel corso delle nostre lunghe conversazioni, mi ha mostrato i suoi quadri, tele di una forza ed un’intensità unica! Portata istintivamente all'indagine della forma, Fathiya è andato sperimentando masse e linee di oggetti, forme vascolari e figure plastiche, il cui comune denominatore si coglie nel moderno gusto della trattazione della materia, attraverso infinite suggestività d'impronte, di vibrazioni, che gli smalti, elargiti sui metalli preziosi come supplemento di materia, accentuano i bagliori della luce. Le sue sculture, date dai materiali più preziosi che si aggregano con armonia, dove elementi rigidi e massicci si sposano a materie traslucide, mobili, cangianti al minimo mutamento di luce, si lasciano guardare con aperta ammirazione anche da un bambino o da chi non si sia minimamente interessato di arte. Una ricerca plastica, materica e strutturale che in Fathiya, guarda al nuovo, o vi giunge provenendo dall'antico, filtrandone le arcaicità attraverso commistioni di moderni elementi che, oltre a una paziente sperimentazione, presuppongono doti d'intuizione e d'invenzione proprie dell'artista: una poliedricità che comprenda il senso plastico dello scultore e quello cromatico del pittore. Come nell’opera, intitolata Camouflage ou guerre et mensonge, esposta ad OPENASIA 2OO4. Per tali plurime espressività la sua scultura assurge, da prodotto di sole virtù decorative e artigianali, e perciò spesso considerata figlia di un dio minore, ad autentica forma d'arte, in grado di esprimere le spiritualità del proprio tempo e delle proprie origini.

 

..:: Curatore Paolo De Grandis

 

 

 

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