Notizie

Yoko Ono e John Baldessari Leoni d’oro alla carriera

Venezia, 24 febbraio 2009Gli artisti Yoko Ono e John Baldessari – fra le più importanti personalità nell’arte del nostro tempo – sono i due Leoni d’oro alla carriera della 53. Esposizione Internazionale d’Arte (Venezia, 7 giugno > 22 novembre 2009).Il riconoscimento – attribuito dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, su proposta del Direttore Daniel Birnbaum – sarà consegnato ai due artisti a Venezia il 6 giugno 2009, nel corso dell’inaugurazione della 53. Esposizione, Fare Mondi. “I Leoni d’oro alla carrieracelebrano due artisti il cui lavoro all’avanguardia ha aperto nuove possibilità di espressione poetica, concettuale e sociale per gli artisti di tutto il mondo, che si esprimono attraverso ogni linguaggio”, ha dichiarato il Direttore Daniel Birnbaum. “Yoko Ono e John Baldessari hanno dato forma alla nostra comprensione dell’arte e al suo rapporto con il mondo nel quale viviamo. Il loro lavoro ha rivoluzionato il linguaggio dell’arte e rimarrà fonte di ispirazione per le generazioni a venire.” 

Yoko Ono (Tokio, 1933) è una figura chiave nell’arte del dopoguerra. Pioniera della performance art e dell’arte concettuale, è oggi una delle artiste più influenti. Molto prima di diventare un’icona nella cultura popolare, ha sviluppato strategie artistiche che hanno lasciato una traccia duratura sia nel suo nativo Giappone, sia in Occidente. Ha inoltre partecipato nel 2002 e nel 2004 ad OPEN, Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni a Venezia Lido con il progetto EXIT e ONOCHORD.

 John Baldessari (California, 1931) è uno dei più importanti artisti visivi di oggi. Spesso ritenuto il più autorevole docente d’arte dei nostri tempi, ha innanzitutto sviluppato un proprio specifico linguaggio visivo. Dagli anni ’60 ha lavorato in molte discipline e ha realizzato un eccezionale corpus d’opere che ha ispirato diverse generazioni di artisti.   



Le Visioni femminili in arrivo dalla Cina

L'invasione cinese del mondo occidentale non riguarda solo i prodotti artigianali ed industriali, come sempre più spesso si legge sui giornali. Negli ultimi dieci anni, anche grazie alla Biennale di Venezia diretta da Harald Szemann, concerne anche il mondo dell'arte perché sono ormai molti i nomi degli artisti cinesi che occupano un posto di rilievo nelle grandi rassegne internazionali. Non stupisce dunque vedere adesso, nel restaurato Fondaco dell'Arte già Marcello al traghetto di San Toma, una mostra (aperta fino al 13 maggio) dedicata a sei artiste cinesi con il suggestivo titolo «Vision Féminine». A conferma che la vera «rivoluzione culturale» in quel grande Paese è in atto proprio in questi anni e coinvolge ogni aspetto della vita sociale, perciò anche quella delle donne. Come queste sei artiste dell'Istituto Cinese di Belle Arti del distretto di Zhejiang che espongono ora, a cura di Paolo De Grandis e Vincenzo Sanfo, le loro opere a Venezia. Si tratta di Zhou Qing che realizza paesaggi ispirati a grandi artisti europei come Monet e Van Gogh, mentre Wei Xinyan dipinge fiori con un processo di trasfigurazione ai limiti dell'estrattismo.
Formalmente molto raffinati ed interessanti appaiono i grandi «ventagli» che Shi Hui realizza con polpa e carta di riso, mentre Chen Haiyan manifesta «sogni» vissuti come incubi, in immagini dure e violente realizzate con il procedimento della litografia. Li Guoyi si avvale di titoli poetici ed utilizza tecniche (inchiostro di china e carta di riso) propriamente cinesi, giungendo però ad una prosposizione immaginativa lirica e suggestionate ad un tempo. Ed infine va notato il lavoro di Li Xiuquin che costruisce vere e proprie installazioni, a volte di oggetti d'uso (tavoli, sedie) ai limiti di un design originale e raffinato. Una mostra, come si può vedere, che ha molti motivi di interesse, in alcuni casi perfino sorprendenti, che rivela tuttavia solo una minuscola parte dell'espressività di un grande Paese come la Cina, che conosceremo sempre meglio in futuro.
Enzo Di Martino


E' morto Miguel Berrocal
Fonte: Adnkronos


e' morto berrocal, lo scultore delle opere componibili

L'artista spagnolo Miguel Ortiz Berrocal, uno dei piu' importanti rinnovatori della scultora europea della seconda meta' del XX secolo, e' morto all'eta' di 73 anni nella sua citta' natale di Villanueva de Algaidas, vicino a Malaga, a causa di un tumore  alla prostata. Berrocal e' stato il disegnatore delle statue dei Premi Goya dell'Accademia del Cinema spagnolo ed ha teorizzato un sistema di sculture smontabili, trasformabili e componibili. Ha realizzato numerose opere giganti con pezzi mobili o incernierati, in modo da consentire la manipolazione della scultura e di riassumere in essa le varie idee di progetto.

Nato nel 1933, dopo gli studi universitari di matematica Berrocal realizzo', nel 1952 a Madrid, la sua prima esposizione di quadri di paesaggi andalusi, dopo aver maturato in gioventu' la passione per la pittura. Negli anni successivi frequento' Alberto Giacometti, Afro, Alberto Burri e Pablo Picasso e mentre si trovava a Roma intui' le possibilita' della ''componibilita''' nella scultura, progettando le balaustre per la Camera di Commercio di Carrara. Nel 1959 a Roma presento' le prime grandi opere componibili, che poi vennero esposte in mostre a Milano, Parigi e New York.

 

 

Il maestro, noto in tutto il mondo per i suoi multipli scomponibili, è scomparso nella sua casa-museo di Villanueva de Algaidas
Berrocal, l’arte perde un protagonista
Per primo ebbe l'intuizione di superare l'aspetto esterno, sezionando le sue creazioni in vari elementi, in un gioco matematico di incastri. L’incessante ricerca, estesa ai materiali più diversi, dall’acciaio al bronzo, dalla vetroresina al kevlar, gli ha permesso di sperimentare soluzioni ardite come la progettazione di parti in movimento. Stava lavorando al suo memoriale

 

Miguel Berrocal, uno dei più grandi scultori del dopoguerra, è morto l’altra sera a 73 anni, nella casa-museo di Villanueva de Algaidas, in Spagna, dove stava lavorando alla stesura del suo memoriale.
Iniziò la sua attività di scultore a Parigi: Picasso, Max Ernst, Mirò, Dalì e Magritte furono suoi maestri e amici. Per primo Berrocal ebbe l'intuizione di superare l'aspetto esterno della forma, scomponendo le sue opere in vari elementi, in un perfetto gioco matematico di incastri. Berrocal riusciva a usare la matematica come arte e l'arte come puro calcolo, le sue opere sono la sintesi evidente dell'irrazionale e della logica, della scienza e dell'arte. La sua personale invenzione del concetto di smontabilità e la sua intuizione dell'esistenza di una dimensione interiore dell'opera scultorea gli hanno aperto un vasto orizzonte di ricerca e sperimentazione. Deve la sua fama alla creazione dei multipli d'arte, una vera e propria rivoluzione che ha trasformato la scultura da pezzo unico, riservato a un numero limitato di collezionisti e di musei, a una serie di piccoli capolavori alla portata di tutti gli amanti dell’arte, grazie alla possibilità di ampia diffusione offerta dalle edizioni. «Se bisogna limitare la tiratura di una scultura originale editata, bisogna limitarla al più vasto numero possibile di amatori» affermava con convinzione.
La sua prima opera multipla, "Maria de la O", edita in 200 esemplari, ottenne il premio per la scultura alla Biennale di Parigi, entrando a far parte della collezione del Museum of Modern Art di New York. Nel '60 si trasferì a Verona, nota per le sue fonderie artistiche. La sua carriera fu ricca di successi e riconoscimenti, e la sua produzione non conobbe staticità e stanchezza. Su Berrocal e sulla sua opera sono stati prodotti films e video in edizioni europee, americane e giapponesi e critici di tutto il mondo gli hanno dedicato pagine sulle principali testate. Moltissime le sue opere, esposte nelle più prestigiose gallerie del mondo,come il «David», 22 pezzi di metallo, un anello e un cuore, l'«Oplita», austero guerriero antico con il «Cubo» di Rubick, folle rompicapo per gente annoiata, al posto del cervello, l'«Arcimboldo» e centinaia di altre.
A testimonianza della straordinaria versatilità di Berrocal, tre opere monumentali, realizzate in kevlar e fibra di carbonio, destinate alle celebrazioni spagnole del 1992 (anno dell'Esposizione Universale a Siviglia, delle Olimpiadi a Barcellona e di Madrid Capitale Europea della Cultura): «Doña Elvira», scultura di 6 metri, posta nell'Auditorio dell'Isola della Cartuja di Siviglia, «Manolona», opera di 14 metri eretta nel Parco Juan Carlos I a Madrid, e «Citius Altius Fortius», torso di 4 metri, successivamente collocato a Losanna. Per vincere la sfida contro le difficoltà tecniche incontrate nella realizzazione delle sue sculture monumentali, Berrocal ha portato avanti la ricerca di sempre nuovi materiali e tecniche, non esitando a rivolgersi ai settori più altamente specializzati dell'industria per apprendere tecnologie d’avanguardia. L’applicazione alla scultura di tecnologie mai utilizzate in precedenza a scopi artistici, è significativa della profonda simbiosi fra arte, scienza e tecnologia che da sempre ha accompagnato la ricerca plastica dell'artista.
Per molti oltre che maestro d'arte e di vita, Miguel era un caro amico e si ama ricordarlo così: con il codino da torero e le lunette sul naso, nel suo atelier, tra modelli di legno sparsi, come giochi lasciati da un bambino disordinato, forme incomplete fantastiche e insieme tangibili e reali, tra calcoli astrusi, appuntati diligentemente, seduto alla scrivania, a dare concretezza ai sogni. L'ultima volta che l’abbiamo intervistato, si è raccontato così, quasi imbarazzato nel parlare di sé .
«Sono nato a Villanueva de Algaidas, in Andalusia, tra le antiche città romane di Antequera e di Archidona. Tutte le mie opere, in qualche modo, traggono ispirazione dalla mia terra. Le vaste distese dove l’occhio può spaziare all'infinito, la luce abbacinante che dà alle cose un aspetto surreale, mi hanno accompagnato, costantemente, nella ricerca della forma e del colore. Ho studiato chimica e matematica all'Università di Madrid, seguendo anche dei corsi di architettura. Nel 1955 ricevetti una borsa di studio dal governo francese che mi permise, per la prima volta, di andare a Parigi. Per anni feci il "pendolare dell'arte", tra Roma, Parigi e Madrid. Giunsi a Verona, famosa per le sue fonderie artistiche, per fondere le mie opere e qui, trovai una sorta di porto sicuro, una città a misura d'uomo, e decisi di fermarmi. Sono diventato famoso per aver, per primo, inventato i "multipli", opere d'arte tridimensionali destinate a essere prodotte in molti esemplari originali e realizzate con tecniche che garantiscano la fedeltà al modello iniziale. I multipli, in particolare gli scomponibili, sono stati una vera rivoluzione nel modo tradizionale di concepire e vivere la scultura: non più pezzi unici, riservati a un numero limitato di persone, spesso al di là di una transenna, magari in un museo, dove è vietato toccare. Con i multipli anche il piccolo collezionista può diventare direttamente partecipe del gioco dell’arte. Da molti anni, però, mi dedico anche alla realizzazione di opere di vasta dimensione, sintesi evidente del razionale e dell'irrazionale e della ricerca tecnica più sofisticata. Le mie opere monumentali sono collocate in diverse città del mondo. Per esempio, il "Citius Altius Fortius", composto da sei elementi verticali, che si uniscono a incastro in senso longitudinale. Mediante un meccanismo, posto nel piedistallo, il torso si apre a fiore nei suoi elementi, che si separano e si richiudono con un ritmo lento e regolare. Nel Parque del Olivar da la Hinojosa, nel quartiere fieristico di Madrid, è collocata la "Manolona", la mia più grande scultura, di 12 metri di larghezza, realizzata con un materiale, il kevlar, che comunemente, viene usato nell'industria aerospaziale e per le barche da regata. L'opera è posta a tre metri dal suolo, su pilastri praticamente invisibili, e appare come distesa su un letto, sopra la cima delle piante del boschetto sottostante, con un singolare effetto "trompe l'oeil". Altre sculture sono in esposizione permanente a Malaga. Presto a Villanueva, verrà inaugurato il Museo Berrocal, che ospiterà in permanenza una collezione rappresentativa di numerose mie opere.»
Marina Fracasso



Cinema: Cameron Crowe e Bigas Luna in giuria a Venezia
Fonte: Corriere.it

Bigas Luna, Cameron Crowe e il regista di culto coreano Park Chan Wook. Sono alcune delle personalita' che decideranno il vincitore del Leone d'oro alla prossima Mostra del Cinema di Venezia in programma dal 30 agosto al 9 settembre. Oggi e' stata resa nota infatti la composizione della giuria di Venezia 63. A presiedere ci sara' l'attrice francese Catherine Deneuve. Gli altri giurati sono, come gia' annunciato, Michele Placido, il produttore portoghese Paulo Branco e l'attrice russa Chulpan Khamatova.


I premi ufficiali della 50. Esposizione

1. Il Leone d'Oro per la migliore opera esposta (Mostra internazionale) è assegnato a Peter Fischli e David Weiss in riconoscimento del loro lungo e coerente lavoro comune, della loro modestia, chiarezza e qualità artistica, per aver posto domande che ci fanno tutti un po' disposti a capirci a vicenda, e per aver creato un lavoro che coglie la vera natura dei sogni e dei conflitti.

2. Il Leone d'oro per un artista sotto i 35 anni (Mostra internazionale) è assegnato a Oliver Payne e Nick Relph, per aver creato un'opera che non riguarda né lo ieri né il domani, ma piuttosto l'oggi, il tempo presente nel senso più stretto. Il loro lavoro riflette la cultura urbana e il sospetto tra generazioni è autentico, astratto e sapiente. Esso racconta con linguaggio universale la solitudine e il coraggio delle giovani generazioni.

3. Il Premio per la giovane arte italiana è assegnato ad Avish Kheberhzadeh, per la grazia del suo lavoro di animazione, la sottigliezza del narrare e la capacità di fondere nella propria arte influenze innumerevoli.

4. Il Leone d'oro per la miglior partecipazione nazionale è assegnato al padiglione del Lussemburgo che espone l'opera di Su-Mei Tse, una forte ma poetica combinazione di suono, film e spazio, che risulta immediatamente attraente allo sguardo, ma è ricca di sottili eco di significati politici e metafisici. Il luogo stesso in cui il padiglione del Lussemburgo è collocato mette in dubbio che siano necessari padiglioni nazionali di grandi dimensioni.

We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. If you continue without changing your settings, we'll assume that you are happy to receive all cookies from this website. Privacy Policy.