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Consegna a Marziyeh Meshkini del Premio OPEN2OO4

Premio OPEN2OO4

MAXYPRMIOOPEN
PREMIO OPEN2OO4
 

Premio Ufficiale Collaterale

alla 61. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Consegna del Premio, giovedì 9 settembre alle ore 19,00

Hotel Des Bains - Piscina

 

Arte Communications  istituisce la 4a Edizione del Premio Speciale OPEN2OO4, in occasione della settima edizione di OPEN. OPENASIA 2OO4 Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni. alla 61. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il regista, selezionato dalla giuria, composta da Presidente Prof. Francesco Bolzoni, Storico del Cinema e  vincitore del Premio OPEN2OO4 è Marziyeh Meshkini con il film Piccoli Ladri in concorso alla 61 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.

 

Consegneranno il Premio a Marziyeh Meshkini,  Paolo De Grandis, Presidente Arte Communications e  Francesco Bolzoni, Presidente della Giuria del Premio OPEN2OO4. Ospite d'onore Yoko Ono.

 

Trama

Due fratellini, in attesa - come ogni sera - di andare a trovare la madre detenuta in carcere, liberano un cane trovato per le vie di Kabul. La madre vorrebbe tenerli con sé come abitualmente fa, ma un funzionario della prigione - scoperto che secondini benevoli assecondavano la cosa - applica alla lettera la legge che impedisce ai due di pernottare in cella. I bambini si danno così al furto per stare accanto alla madre (prendendo spunto da un film che hanno visto: Ladri di biciclette).

Premio Open e Leone d'Oro

Jia-Zhang-Ke-Omar-Galliani-

PREMIO OPEN2OO6

 

VI EDIZIONE

 

Premio Speciale Collaterale

alla 63. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

 

Il Maestro Omar Galliani

consegna il PREMIO OPEN2OO6

al regista Jia Zhangke per il film "Dong"

Sabato 9 settembre 2006 alle ore 16.00

presso la Sala Perla del Palazzo del Casinò - Venezia Lido

 

Arte Communications in collaborazione con il Centro Italiano per le Arti e la Cultura istituisce la 6a edizione del Premio OPEN, in occasione di OPEN2OO6 9. Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni. L'evento prevede la premiazione di un regista presente alla 63.Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che con la sua opera riveli, in maniera inedita, un fertile interesse verso la seducente tematica della mutua interazione tra arte e cinema, due forme artistiche che vivono d’immagine e si nutrono del desiderio di tradurre emozioni.

 

Il regista vincitore è stato selezionato dalla giuria, composta dal Presidente Paolo De Grandis e dai giurati: Vincenzo Sanfo, Chang Tsong-zung e Gloria Vallese. Il premio OPEN2OO6 consiste in un'opera ideata e realizzata dall’Artista Omar Galliani che conferirà alla cerimonia di premiazione la scultura al regista vincitore.

Il Presidente della giuria, Paolo De Grandis, ha così motivato la scelta: "Nel documentare il viaggio nelle zone rurali ed industriali della Cina del pittore Liu Xiaodong, Jia Zhangke traccia con estrema efficacia la vita di uno degli esponenti della Nuova Generazione di Pittori del Realismo Cinico unitamente alla raffigurazione del contesto sociale Cinese. Con "Dong" Jia Zhangke sperimenta la densità emotiva, sociale e culturale dell'arte cinese offrendo un'importante testimonianza della mutua corrispondenza tra arte cinema."

 

L’istituzione di questo riconoscimento, ideato nel 2000 da Pierre Restany, nasce parallelamente ad OPEN, Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni che quest'anno ha inaugurato il 30 agosto a Venezia Lido la sua nona edizione. Nel corso delle prime quattro edizioni il Premio è stato commissionato all'artista Mimmo Rotella e nell'edizione 2005 a Sebastian. Tra i registi vincitori ricordiamo: Joao Botelho con il film Quem es tu?, Julie Taymor con Frida, Takeshi Kitano con Zatoichi, Marziyeh Meshkini con Sag - haye velgard e nel 2005 Stanley Kwan con Everlasting Regret.
La mostra OPEN è realizzata da nove anni in concomitanza con la Mostra del Cinema di Venezia a conferma del preciso intento di rafforzare il legame esistente tra arte e cinema e l’istituzione di questo riconoscimento testimonia questo fecondo e stretto rapporto.

Venezia, vince il cinese Zhang-Ke
a Crialese Leone d'argento speciale

Il riconoscimento per "Nuovomondo" istituito appositamente
Miglior documentario quello realizzato da Spike Lee sui danni di Katrina
dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE

 

<B>Venezia, vince il cinese Zhang-Ke<br>a Crialese Leone d'argento speciale</B> Jia Zhang-Ke

VENEZIA - E' sbarcato a Venezia come film-sorpresa, inserito last minute nella selezione ufficiale. E adesso, ancora più inaspettatamente, conquista il gradino più alto del podio: è Still Life, del regista cinese Jia Zhangke, il Leone d'oro della Mostra 2006. Un risultato che arriva dopo un lungo e tormentato lavoro, da parte della giuria presieduta da Catherine Deneuve. In un'edizione, questa numero 63, che - almeno qui in Italia - passa alla storia anche per il riconoscimento all'autore più amato dal popolo del festival, Emanuele Crialese: il suo Nuovomondo porta a casa il Leone d'argento-rivelazione. Per un'opera che forse avrebbe meritato di più. I premi sono stati consegnati nel corso di una cerimonia condotta da Isabella Ferrari e Massimo Sebastiani, e trasmessa in diretta da Raisat. Ecco i più importanti.

Il poker di trionfatori. Il Leone d'oro va a un'opera cinese particolarmente ancorata alla storia recente di quel grande Paese: Still Life, infatti, è un film verità che racconta di come alcune grandi dighe fluviali abbiano cambiato il paesaggio e la vita della gente. Per ironia della sorte, si tratta di quelle stesse dighe che vediamo in una sequenza del film di Gianni Amelio, La Stella che non c'è. Leone d'argento per la migliore regia, invece, al grande vecchio Alain Resnais, per il suo Piccole paure condivise (lui però è assente). Il Leone d'argento rivelazione, come già detto, se lo aggiudica Nuovomondo. Infine, il premio speciale della giuria viene assegnato a Daratt di Mahamat-Saleh Haroun: prima pellicola africana in concorso da 19 anni, storia di vendetta e redenzione nel Chad post-guerra civile.

Gli attori. Tra le donne, nessuna sopresa: trionfa (tra le ovazioni dei presenti) Helen Mirren, straordinaria regina Elisabetta in The Queen di Stephen Frears. Tra le interpretazioni maschili, la spunta invece (e pochi se lo aspettavano) Ben Affleck, Superman televisivo in Hollywoodland di Allen Coulter. Il divo non c'è, ma manda un sms per ringraziare. Infine, il premio Mastroianni a un giovane talento: vince la bionda Isild Le Besco, che in L'intouchable ha il ruolo di una ragazza che scopre di avere un padre indiano. Scelta davvero singolare, questa: l'attrice in Francia è già una star, altro che promessa...

Riconoscimenti tecnici. L'Osella per la miglior fotografia va all'apocalittico Children of Men di Alfonso Cuaròn; quella per la sceneggiatura, ancora a The Queen. Decisione ineccepibile, non c'è che dire. Ancora, un premio speciale, "per l'invenzione del linguaggio cinematografico nell'insieme della loro opera", ai francesi trapiantati in Italia Jean-Marie Straub e Danile Huillet, a Venezia con Quei loro incontri.

Orizzonti. E' il secondo concorso della Mostra, quello considerato più sperimentale. I premi vanno, tra i documentari, a When the Leeves Broke, il documentario che Spike Lee ha dedicato alla catastrofe Katrina; il regista, però, non c'è a ritirarlo. E tra i lungometraggi di finzione, al cinese Liu Jie, per Corthouse on the Horsebeck: le vicende di una corte di giustizia itinerante.

Premio opera prima. I centomila dollari all'esordiente, offerti dalla Filmauro di Aurelio De Laurentiis (insieme a 40 mila metri di pellicola Kodak), vanno a Khadak di Peter Brosens e Jessica Woodworth, presentato nella rassegna "Giornate degli autori". Una storia intensa, ambientata in Mongolia.

 

(9 settembre 2006)

Palazzo Grassi all'insegna dell'essenziale
Fonte: Il Gazzettino

Sarà l'ex ministro della cultura francese ed ex direttore del Centro Pompidou di Parigi, Jean Jacques Aillagon, a illustrare oggi alla stampa il restauro di Palazzo Grassi e a dare qualche informazione in più sul nuovo museo che aprirà al pubblico il 30 aprile. Aillagon sarà il direttore del museo acquistato dal magnate francese Francois Pinault, uno dei maggiori collezionisti di arte del ventesimo e ventunesimo secolo, oltre che fondatore di Ppr, gruppo protagonista nel mondo dei beni di lusso, con marchi come Gucci, Bottega Veneta, Yves Saint Laurent, Sergio Rossi, Boucheron, Stella Mc Cartney, Alexander McQueen. Pinault oggi è atteso a Venezia per una breve visita a Palazzo Grassi.

Il "nuovo" Palazzo Grassi è ancora un cantiere in pieno fermento, ma a tre settimane dalla riapertura già si vede la mano dell'architetto Tadao Ando, che ne ha curato il restauro, eseguito dalla ditta trevigiana Brandolin Dottor. Pur nel rispetto dell'architettura del palazzo, è il trionfo del minimalismo e dell'essenzialità, del bianco e del grigio come sfondi di quelle che saranno poi le opere e le installazioni esposte, della modernità nelle linee e nei materiali, con l'impiego di un nuovo composto resistente e leggero, il Corian, a metà tra il marmo e la plastica, e dell'utilizzo di video al plasma che proietteranno le immagini delle collezioni messe in mostra.

La riapertura al pubblico è prevista per domenica 30 aprile, ma il 27 ci sarà la vernice per la stampa e il 29 la giornata dei "vip" e della grande festa, alla quale sono attese circa 3mila persone, con selezionata e ovvia rappresentanza italiana e francese, visto che il museo ora appartiene al miliardario transalpino Francois Pinault. Grigio e bianco, dunque: colori neutri in grado di dare risalto alle opere che saranno collocate in circa 40 stanze tra primo e secondo piano. E a stupire i visitatori, una speciale soluzione architettonica posta nell'androne, a 20 metri dal suolo, che oggi è ancora da collocare. Quello c'è ora, entrando in un museo al quale accedono solo gli operai e il personale addetto ai servizi, è un groviglio di impalcature e tubi, a cominciare dall'androne, dove sono state portate alcune colorate installazioni ultramoderne. Il resto è un via vai di tecnici, operai, stuccatori. Tutti a correre come matti per finire in tempo per il 30 aprile. L'ingresso sarà chiuso da una doppia porta, quella esterna tradizionale e una porta in vetri e acciaio più interna. I marmi e gli stucchi che c'erano prima sono ancora al loro posto, ma verranno affiancati da un sistema di 1500 lampade sostenute da 120 travi in alluminio. Al primo piano, i pavimenti sono rigorosamente grigi e lisci, così come liscie ma bianche sono le pareti e pure i pannelli che nelle sale espositive caratterizzeranno le varie sezioni. Rivoluzionata la caffeteria che, così come il bookshop, è stata curata da Tadao Ando. Nella prima sala ci sarà il caffè vero e proprio, con arredamento minimal e video al plasma alla parete. Nella sala che si affaccia sul Canal Grande, dove prima c'era il bancone del bar, ci sarà un piccolo ristorante che servirà non veri e propri pranzi, ma spuntini di qualità, con ingredienti tipicamente veneti e veneziani e mini portate, anche calde, preparate direttamente sul posto. Tutto, anche le tovaglie e i tovaglioli, sarà caratterizzato dal nuovo logo di Palazzo Grassi, ancora in fase di studio come il sito internet. Nel complesso, quindi, circa 5mila metri quadrati di spazi espositivi e uffici proiettati verso l'innovazione. Così come innovativa sarà la mostra di apertura, dal titolo "Where are we going", che si protrarrà fino al 1° ottobre. Pinault proporrà 200 opere della sua collezione inedita di una cinquantina di artisti, tra cui Mark Rothko, Piero Manzoni e Donal Judd, fino a star internazionali come Damien Hirst, Pierre Huyghe, Cindy Shermann, Maurizio Cattelan, Urs Fischer, Piotr Uklanski e Rudolf Stingel.

 

Duecento opere di arte moderna e contemporanea della collezione Pinault, mai esposte in pubblico, terranno a battesimo dal 30 aprile la riapertura di Palazzo Grassi a Venezia. La mostra si intitola “Where Are We Going?” e comprende lavori di oltre cinquanta artisti, da grandi maestri del dopo-guerra come Mark Rothko (vedi foto), Piero Manzoni e Donal Judd, a star internazionali come Damien Hirst, Pierre Huyghe, Cindy Shermann e Maurizio Cattelan, fino ad artisti più giovani come Urs Fischer, Piotr Uklanski e Rudolf Stingel.

 

Con questa ricca e stimolante kermesse François Pinault, uno dei maggiori collezionisti di arte del XX e XXI secolo, inaugura nel modo migliore la presidenza di Palazzo Grassi SpA, responsabilità che era già stata del suo personale amico Giovanni Agnelli. Pinault ha affidato all’architetto giapponese Tadao Ando la ristrutturazione e il restyling degli interni del prestigioso palazzo settecentesco. Grazie ai lavori, durati un anno, i 3.000 metri quadrati di spazi sono stati trasformati per dare vita a un ambiente ideale per l’esposizione di opere d’arte moderna e contemporanea.
“Where are we going?” ne è un esempio. La mostra, curata da Alison M. Gingeras, propone opere dal dopoguerra in poi e comprende varie correnti artistiche come la Scuola di New York e l’Astrattismo Europeo, l’Arte Povera, il Minimalismo, il Post Minimalismo e la Pop Art, oltre a esponenti delle più recenti rivisitazioni Pop.
Il titolo prende spunto dalla celebre domanda formulata da Paul Gaugin all’alba del Modernismo, riproposta nel 2000 da Damien Hirst per il titolo di una sua scultura. “Where are we going?” trova ora una nuovo significato: la natura evocativa e provocatoria delle opere esposte propongono una riflessione sulla condizione umana, sulla cultura contemporanea e sul futuro del mondo in cui viviamo.
L’attività di Palazzo Grassi prevede un programma di esposizioni della collezione personale di François Pinault alternate a mostre tematiche e storiche con opere provenienti da prestatori e istituzioni internazionali.

 

 
François Pinault è stato uno dei maggiori collezionisti di arte del ventesimo e ventunesimo secolo. Oggi è presidente della Palazzo Grassi SpA, responsabilità che era già stata del suo personale amico Giovanni Agnelli.
Pinault è il fondatore di PPR, gruppo leader in Europa nel retail e protagonista nel mondo dei beni di lusso, con marchi come Gucci, Bottega Veneta, Yves Saint Laurent, Sergio Rossi, Boucheron, Stella Mc Cartney, Alexander McQueen.

Attraverso la holding Artemis – che fa sempre capo a Pinault – è impegnato su numerosi altri fronti con attività internazionali, tra cui la prestigiosa casa francese di vini Chateau Latour e Christie’ s, leader mondiale delle case d’asta.


 

La prima testimonianza certa circa la volontà dei Grassi di realizzare una propria residenza ex novo nella parrocchia di San Samuele è del 1732; Zuanne e Angelo Grassi acquistano dai fratelli Antonio e Bartolomeo Trivellini alcune case tra Canal Grande, il campo San Samuele e la calle immediatamente retrostante. L'edificio più pregiato in questo lotto è il palazzetto che occupa lo spigolo esterno, verso l'acqua, e che è ben visibile in tutta una serie di testimonianze grafiche e pittoriche (lo si veda perfettamente ritratto nella tela di Bernardo Bellotto al Museo di Lione). Ma le ambizioni dei Grassi - che, per altro, subito si trasferiscono ad abitare in questa loro nuova proprietà - non si potevano certo accontentare di una tale sistemazione. Non era una pur dignitosa palazzina sul Canal Grande a poter soddisfare il bisogno impellente di visibilità e di decoro, o quello di ostentazione della acquisita potenza e della non meno inequivocabile ricchezza il punto di approdo per un'avventura immobiliare che era certo comune a pressoché tutte le potenti famiglie di più o meno recente nobiltà in Venezia. Se le casate antiche e antichissime avevano addirittura attivamente contribuito alla costituzione degli originari lotti fondiari allungati e profondi lungo le sponde del Canal Grande realizzando contestualmente la prima grande serie di case-fondaco duecentesche sulle sponde della magnifica via d'acqua, era stato con la stagione splendente e rampante del gotico veneziano che si erano viste crescere lungo tutto il tre e quattrocento e addirittura oltre le immense moli fiammeggianti e policrome dell'architettura archiarcuta. Spetta però all'architettura rinascimentale riproporre e ideologizzare il ruolo e la forma dell'abitare moderno e classico, riportando anche a Venezia gli ordini e le regole di un'architettura che s'ispirava a Roma antica non meno che a quella moderna: Sansovino e Sanmicheli ne erano stati sotto molti aspetti gli interpreti e i diffusori sin dal medio cinquecento, operando altresì quella sorta di strappo rispetto alla sostanziale continuità del linguaggio architettonico lagunare che innesterà la serrata dialettica tra regole e licenza destinata a perpetuarsi per almeno tre secoli e che avrà solo nella discussa stagione neoclassica il proprio approdo definitivo. Il palazzo monumentale e marmoreo, affacciato su un sito nobile e panoramico, contrapposto alla ferialità della vita quotidiana (ancorché non si disdegnassero i commerci entro un così elevato contesto, né la concessione di parti della dimora padronale in affitto ad altri nobili o borghesi ricavandone laute pigioni) era certamente il più riconoscibile e inequivoco tra i segni che potevano annunciare il conseguimento di uno status: e non erano al contempo rari i casi nei quali le ambizioni - trasformatesi in ossessioni brucianti e in smanie di autopromozione o di autocelebrazione - si rivelavano superiori alle possibilità effettive, così che la costruzione del palazzo di famiglia veniva a coincidere con il disastro economico della stessa. L'acquisto del primo lotto edilizio fu, anche per i Grassi, l'esordio su un palcoscenico di tal genere, insieme immobiliare e culturale, d'investimenti e d'immagine. La mossa successiva vede l'acquisto di un complesso di proprietà Michiel contiguo al lotto Trivellini; si tratta di una realtà sfrangiata e incompiuta, dominata dallo spezzone di un palazzo di notevoli dimensioni che è possibile osservare in più raffigurazioni, dove però si trovano ancora alcune minuscole entità e addirittura dei manufatti in legno: l'acquisto è del 1737. Altre e minori proprietà s'aggiungono nel 1738 e, poi, fino ai primissimi anni quaranta: il lotto messo insieme dai Grassi è cresciuto tanto da garantire una buona fronte sul Canale e sul campo e una altrettanto soddisfacente profondità; vi sono, insomma, tutte le premesse perché l'impresa maggiore possa decollare. Ma è opportuno, infine, annotare come probabile l'inglobamento delle preesistenze nell'edificio nuovo: non è da escludere, infatti, che la grande ala dell'incompiuto palazzo dei Michiel abbia costituito un significativo punto d'appoggio strutturale e dimensionale per il palazzo dei Grassi. Ragioni di economia e la diffusissima pratica del recupero (specie per le fondazioni) nelle costruzioni veneziane spingono a valutare come ben credibile una siffatta ipotesi: gli stessi riscontri di misura e d'orientamenti non la smentiscono, tutt'altro. Perduto l'archivio privato dei Grassi, non vi sono carte che provino in termini inoppugnabili la paternità del progetto del palazzo. La letteratura artistica ha sempre parlato di Giorgio Massari (a partire dal Moschini, 1805) né vi sono ragioni per dubitare di una tale autorevole testimonianza; le stesse scelte linguistiche che qualificano la mole depongono a favore di una tale attribuzione. Semmai si sottolineerà che il Massari nello stesso giro d'anni lavora anche, di fronte al Grassi, a completare e ampliare il palazzo appena acquistato dai Rezzonico e lasciato incompiuto dai committenti originari, i Bon, così che non ci si può sottrarre alla tentazione di rimarcare coincidenze e divergenze nelle scelte e nel metodo di lavoro dell'architetto di qua e di là del Canale. Riepilogando a questo punto fatti e documenti, diremo che, completato l'acquisto del fondo, si attiva il cantiere per i tagliapietra nel 1745; nel 1748 si sta scavando alle fondazioni; nel 1758 muore Angelo Grassi, committente, a detta del Gradenigo, del "nuovo, bel palazzo sopra Canal Grande a S. Samuele"; nel 1766 il palazzo subisce, a lavori in corso, un ampliamento; nel 1767 viene rifatta e ampliata la riva d'acqua principale; nel 1772, alla morte di Paolo Grassi, uno dei figli del primo committente, l'edificio è presumibilmente terminato. In un quarto di secolo circa, e senza gravi interruzioni nell'attività del cantiere la grande mole del palazzo dei Grassi sarebbe stata condotta a compimento: la sostanziale unitarietà della fabbrica viene ad avvalorare una tale supposizione; le aggiunte e i rifacimenti (la riva sul Canal Grande, soprattutto; un aggiustamento forse ampliamento nella parte nord del fabbricato che potrebbe aver coinvolto anche la struttura dello scalone monumentale; forse una soprelevazione) nulla tolgono alla compattezza e organicità dell'insieme e, una volta ancora, il nome di Giorgio Massari quale progettista trova una convincente conferma.  

Premi ufficiali

 

Il Premio OPEN2OO6 anticipa il Leone d’oro al regista  Jia Zhang-ke alla 63. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Premi ufficiali della 63. Mostra 

VENEZIA 63

La Giuria Venezia 63 della 63. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, presieduta da Catherine Deneuve e composta da José Juan Bigas Luna, Paulo Branco, Cameron Crowe, Chulpan Khamatova, Park Chan-wook, Michele Placido, dopo aver visionato tutti i ventidue film in concorso, ha così deliberato:

 

LEONE D’ORO per il miglior film a:

Sanxia Haoren (Still Life) di Jia Zhang-Ke

 

LEONE D’ARGENTO per la migliore regia a:

Alain Resnais per il film Private Fears in Public Places

 

LEONE D’ARGENTO RIVELAZIONE a:

Emanuele Crialese per il film Nuovomondo - Golden Door

 

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a:

Daratt di Mahamat-Saleh Haroun

 

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a:

Ben Affleck

nel film Hollywoodland di Allen Coulter

 

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a:

Helen Mirren

nel film The Queen di Stephen Frears

 

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente a:

Isild Le Besco

nel film L’intouchable di Benoît Jacquot

 

OSELLA per il miglior contributo tecnico a:

Emmanuel Lubezki

direttore della fotografia del film Children of Men di Alfonso Cuarón

 

OSELLA per la migliore sceneggiatura a:

Peter Morgan

per il film The Queen di Stephen Frears

 

LEONE SPECIALE a:

Jean-Marie Straub e Danièle Huillet

per l’innovazione del linguaggio cinematografico

ORIZZONTI

La Giuria Orizzonti della 63. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, composta da Philip Gröning (Presidente), Carlo Carlei, Yousri Nasrallah, Giuseppe Genna e Kusakabe Keiko,ha deciso di conferire:

 

PREMIO ORIZZONTI a:

Mabei shang de fating di Liu Jie

 

PREMIO ORIZZONTI DOC a:

When the Levees Broke: A Requiem in Four Acts di Spike Lee

 

 

 

PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA “LUIGI DE LAURENTIIS”

La Giuria Opera Prima della 63. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della composta da Paula Wagner (Presidente), Guillermo Del Toro, Mohsen Makhmalbaf, Andrei Plakhov, Stefania Rocca, ha deciso di conferire il:

 

LEONE DEL FUTURO - Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” a:

Khadak di Peter Brosens e Jessica Woodworth

 

 

 

CORTO CORTISSIMO

La Giuria Corto Cortissimo della 63. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della composta da Teboho Malatsi (Presidente), Francesca Calvelli, Aleksej Fedorčenko, ha deciso di assegnare:

 

MENZIONE SPECIALE al film:

Adults Only di YEO Joon Han

 

PRIX UIP per il miglior cortometraggio europeo a:

The Making of Parts di Daniel Elliott

 

LEONE CORTO CORTISSIMO per il miglior cortometraggio a:

Comment on freine dans une descente? di Alix

 



Pensa con i sensi/Senti con la mente. L'arte al presente

Titolo della 52 Biennale di Venezia: 

Pensa con i sensi/Senti con la mente. L'arte al presente

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