Notizie

Dal Lido di Venezia alla Cina
Fonte: La Nuova

«OPEN» potrebbe chiudere al  Li­do ma al tempo stesso aprirsi sul mon­do. Se infatti la rassegna di sculture e in­stallazioni all'aperto rischia di scompari­re dall'isola dopo sette anni per mancan­za di fondi, è pronta a rinascere niente meno che in Cina. L'ormai famosa espo­sizione inventata da Paolo De Grandis (nella foto) con Arte Communications è infatti sul punto di mettere piede oltre la Grande Muraglia. In queste ultime ore il governo cinese ha preso contatti con lo stesso De Grandis e lo ha invitato il 10 novembre a Shanghai per definire i par­ticolari del progetto. Nessuno è profeta in patria, si sa, e lo sa ormai molto bene anche De Grandis dopo le ultime esternazioni riguardo a «Open» che rischia di non poter più esse­re allestito al Lido per i costi troppo elevati e la quasi inesistenza di contributi pubblici e privati verso il progetto. «Quello del governo cinese è senza dub­bio un segnale forte, che lascia intende­re il grande interesse che ruota attorno a una rassegna che ha permesso all'arte asiatica e cinese stessa di farsi conosce­re meglio alle nostre latitudini in questi anni» ha detto Paolo De Grandis. «In pra­tica organizzeremo da loro un "Open" che ospiterà il meglio dell'arte moderna del vecchio continente, un pò l'esatto contrario di ciò che avevamo fatto que­st'anno al Lido con Open Asia». E questo tenendo conto che «Open» è già sbarcato a Hong Kong e lo farà il prossimoanno anche in Marocco. E in Cina il luogo pre­scelto per l'esposizione esiste già.Si trat­ta dello Yuzi Paradise: un enorme parco di 1.320 acri nei pressi Guilin vicino Shanghai, realizzato nel 1996 e molto co­nosciuto a livello internazionale essendo stato già sede di otto simposi di scultura mondiale, ospitando 114 artisti prove­nienti da 25 paesi.

 

Simone Bianchi

Le Città: architettura e società
Fonte: La Biennale

Più della metà della popolazione del mondo vive nelle città. Un secolo fa costituiva meno del 10%. Il ventunesimo secolo rappresenta la prima età davvero urbanizzata dove più del 75% della popolazione mondiale vive in aree urbane, molti di loro in mega-città con più di 20 milioni di abitanti concentrati nei paesi in rapido sviluppo dell’Asia, Africa e Sud America. Nel frattempo, molte città occidentali ed europee si stanno restringendo o sono costrette a reinventarsi per adattarsi a una condizione post-industriale. La Mostra Internazionale di Architettura 2006, per la prima volta nella sua storia, si dedicherà alla progettazione delle città, all’infrastruttura urbana e alle dinamiche sociali, offrendo una impareggiabile prospettiva internazionale sul rapporto fra architettura, società e sostenibilità. Con oltre 100.000 visitatori, e previsioni di 3000 tra giornalisti e media accreditati provenienti da tutto il mondo, la Biennale di Architettura del 2006 si affiancherà alla celebre Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica nella seconda settimana di settembre 2006, esponendo l’evento a un’attenzione ancora più ampia di pubblico e media.

La mostra si occuperà delle tematiche chiave che affrontano attualmente le città: dalla migrazione alla crescita, dalla mobilità allo sviluppo sostenibile. Prenderà in esame il ruolo degli architetti e dell’architettura nella costruzione di ambienti urbani democratici e sostenibili, e il loro collegamento con policymaking, governance e coesione sociale. La mostra presenterà città di portata globale, la maggior parte con popolazione superiore ai cinque milioni di abitanti. Narrerà le esperienze urbane di quattro continenti nel pianeta: Shanghai, Mumbai e Tokyo in Asia; Città del Messico, San Paolo e New York nelle Americhe; Lagos e Johannesburg in Africa; Beirut e Istanbul nell’area del Mediterraneo; e città europee come Londra, Berlino e Mosca, proseguendo con le regioni urbane della Catalogna e del Nord-Italia (Milano, Torino, Genova). Oltre alla presentazione di un panorama internazionale, la Mostra Internazionale di Architettura 2006 proporrà un manifesto per le Città del XXI Secolo – dedicato al potenziale delle città nel contribuire a un mondo più sostenibile, democratico ed equo.

La 10. Mostra Internazionale di Architettura coinvolgerà il suo pubblico con un tema di interesse generale specificamente contemporaneo. Coprendo più di 6.000 metri quadrati (la più vasta mostra al mondo dedicata alle città) negli spazi straordinari delle Corderie e dei Giardini della Biennale, sarà concepita per comunicare a un pubblico vasto e differenziato, con una grafica all’avanguardia, gigantografie di forte impatto, documenti visivi e sonori. La Mostra fornirà inoltre agli addetti ai lavori informazioni nuove e dettagliate sulle complesse problematiche che influenzano l’odierna crescita urbana: nuovi sviluppi nei trasporti, forme emergenti di governance urbana e nuovi paesaggi dell’edilizia residenziale, di luoghi di lavoro e istituzioni pubbliche che stanno dando forma al mondo contemporaneo.

Una serie di conferenze su questi fondamentali temi urbani – mobilità, luoghi di lavoro, casa, sostenibilità e vita pubblica – si terrà durante i tre mesi di apertura della Mostra Internazionale di Architettura (settembre-novembre 2006) con la partecipazione dei massimi esperti internazionali di infrastrutture urbane, pianificatori dei trasporti, policymaker e progettisti.

Le prime opere pronte alla consegna
Fonte: La Nuova Venezia

LIDO. Arte Communica­tions è pronta già da oggi a consegnare alla Municipalità le prime opere da esporre al parco di Ca' Bianca. A confer­marlo ieri è stato lo stesso or­ganizzatore di Open, all'indo­mani della disponibilità ri­scontrata dal presidente Gianni Gusso. «I sedici cartel­li che compongono l'opera realizzata della cinese Ye Hongxing "Guillin Yuzi Para­dise", sono già disponibili perché al riparo all'interno del Blue Moon» ha detto Pao­lo De Grandis, organizzatore di Open. «Se la Municipalità lo vuole davvero, basta solo trasportarli».

Si va quindi verso un progetto nel quale esisterebbe una chiara unità di intenti, per non far fuggire sculture e opere dall'isola come è già accaduto negli ultimi sette anni.

Al termine di ogni edi­zione di Open infatti, governi e artisti stranieri donano al­meno due o tre delle opere presentate al Lido, ma finora molte di queste sono state poi «girate» da De Grandis ad altri musei italiani, non avendo la possibilità di rega­larle ai lidensi attraverso una operazione simile a quel­la che forse potrebbe andare in porto invece in questi giorni. «Non solo» ha aggiunto lo stesso Paolo De Grandis, «so­no infatti pronto ad adoperarmi per concretizzare un ge­mellaggio tra il Lido e il Co­mune di Guillin, la località ci­nese dove il prossimo anno organizzerò un Open nuovo di zecca, e da dove arriva tra l'altro l'artista che ci done­rebbe l'opera da mettere al parco di Ca' Bianca. Guillin è un autentico paradiso am­bientale tra laghi e parchi na­turali, e proprio lì, a pochi chilometri dalla metropoli Shangai, sorgerà il parco de­dicato all'arte più grande del mondo». Adesso non manca che attendere le prossime mosse della Municipalità del­l'isola, alla luce della disponi­bilità di Arte Communica­tions. (s.b.)

OPEN PISANI 2006
Fonte: http://www.vettorpisani.net/openpisani/index.html

L’attività di laboratorio della nostra classe si è ispirata quest’anno alla Mostra Open 2006, che abbiamo visitato con la guida dei nostri professori a settembre, percorrendo in bicicletta  i viali alberati e i luoghi principali in cui erano esposte le opere d’arte contemporanea, realizzate da artisti di provenienza internazionale, in occasione della 63. Mostra del Cinema.

La scelta dello spazio ...
Fonte: Il Gazzettino

La scelta dello spazio espositivo non è mai casuale e certamente l'artista deve ritenerlo adatto ad accogliere la sua opera. Così come la titolazione che si da all'esposizione vuole di solito indicare un significato rivelatore dei lavori che vengono presentati.

Accade di dover fare queste considerazioni nella mostra che lo spagnolo Angel Orensanz ha allestito nelle numerose piccole stanze del basso scantinato di Palazzo Malipiero a San Samuele. L'artista titola infatti la sua mostra "Burning Universe" - letteralmente Brucciando l'Universo - nella quale ha realizzato una sorta di installazione multipla fatta di molti elementi disseminati in spazi angusti e segnati dal tempo e dalla storia.

Utilizzando molti linguaggi espressivi, dal disegno alla pittura, dall'incisione alla scultura, dalla fotografia alla ceramica ed alle proiezioni video. Ne risulta una sorta di intricato labirinto ideativo ed emotivo nel quale si incontrano numerose e diverse sollecitazioni visive ed emotive (foreste di stelle di metallo, video in funzione, opere in legno, numerosi disegni, sorte di sigilli di bronzo, dipinti ed oggetti disparati) nel quelle è facile per visitatore "perdersi", salvo poi riconsiderare il tutto come un'unica opera deliberatamente frammentata e volutamente dispersa.

Dando così anche un senso al titolo della mostra che con tutta evidenza allude ad un processo disgregativo e forse distruttivo dell'universo. In questa prospettiva l'installazione di Angel Orensanz - visibile fino al 30 novembre - assume allora un suo ordine misterioso, una sua plausibilità, ed il significato forse metaforico di un'"universo che brucia" e che coinvolge lo spettatore in un groviglio di sensazioni disordinate. Come, a ben vedere, avviene forse nella vita di ciascuno di noi.

 

Enzo Di Martino

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