Mats Bergquist

 

Mats Bergquist

Svezia • Sweden

Non tutto è spiegabile a parole [...]. Esiste un punto in cui dire una parola equivale a sottrarre infinite possibilità espressive [...].

Scrivere dei lavori di Bergquist è come pronunciare una parola, un’unica parola che racchiude il tutto [...].

Appena entrato nel luogo dove erano esposti alcuni lavori di Bergquist ho percepito un profumo di tavole di legno e colore, un profumo antico [...]. Era il profumo delle icone, di cui percepivo il senso, come se, sottratto ogni elemento figurativo e allegorico ne rimanesse solo il dialogo eterno con l’aldilà, con uno spazio altro.

Sottratto tutto, rimane solo una esile forma di dialogo, di affetto, verso un qualcosa di cui non conosciamo il nome. E in questo dialogo vedo riaffiorare una presenza inaspettata che non trova spazio nelle icone classiche [...]. È l’ombra, l’elemento che più di ogni altro rappresenta la solidità della materia, la manifestazione umana in contrasto con la manifestazione divina, che ora riaffiora [...].

È un dialogo che rimanda al raccordo nelle basiliche bizantine tra la cupola rotonda e il basamento quadrato, un problema architettonico e dunque teologico da cui nasce una figura di raccordo. In quell’angolo, ha sede nella iconografia bizantina e cristiana l’angelo, la figura di mezzo tra il cielo, il cerchio, e la terra, il quadrato.

[...] È questo lo spazio iconografico sacro, che implica una dualità tra cielo e terra, un punto di vista antico, su cui Mats Bergquist si muove con rispetto, silenzio e delicatezza, uno spazio in cui anche le parole si fermano, in cui [...] ogni istante di dialogo con esso è sacro e ci narra di un altrove eterno, profondo, assoluto.

Marco Mioli 

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