Italy - Marilena Vita

Quando la foto ha senso, c’è ragione di farla. E prende. Che se poi il coinvolgimento riguarda nello stesso tempo la sfera emotiva (ti rapisce), estetica (una bellezza che di primo acchito non vuole commenti ma il godimento puro), intellettiva (ti intriga sul piano espressivo e del messaggio e vuoi capire la composizione e la tecnica), allora è un’opera assolutamente speciale. Di ricerca? Inevitabilmente. Ma lo sperimentare, in questo caso, non è sperimentalismo. Non si tratta di ipotesi ma di tesi, cioè di un’idea ben maturata. Senza remore: una tale responsabilità operativa e creativa non è ricorrente. In Legs un caso efficace. E ci vogliono delle avvertenze. Non ricetta, ma coscienza della problematica del nostro tempo. (Il faut être de son temps, diceva Manet). Concettuali fondamentalisti? No. Aniconici inflessibili? No. Intimisti autoreferenziali? No. Capito (e sentito) questo, vai dove ti porta il cuore amante della mente. La bellezza, la tua, ce l’hai dentro, ed è quella che è e che gli altri confermeranno. Con questi caratteri espressivi e comportamentali topici, Vita esibisce la sua filosofi a della vita e dell’arte, dote necessaria per navigare responsabilmente nel nostro tempo. Ella afferma e nega (contraddice). La “tesi” delle gambe allungate in primo piano è quasi anamorficamente alterata dalla distorsione prospettica con la quale esse sono riproposte riflesse nello specchio. Si stabilisce un rapporto empatico tra i piani della rappresentazione e le “icone” o forme che in essi insistono. Gambe come solitarie staccate dal resto del corpo sostituito, per illusione ottica, dalla riproposta delle stesse. Non è surrealtà, né tanto meno surrealismo. Lo afferma il capo d’abbigliamento nero delimitante le due parti (una grande, l’altra, riflessa, rimpicciolita) di incarnato che collude esteticamente col verde esteso del prato. Lo smalto scuro delle unghie dei piedi in primo piano e l’omologo riflesso costituiscono gli estremi cromatici esaltati dalla massa di nero, elemento linguistico di grande importanza. Ma questa analisi è quasi sconfessata dal sapore e dall’atmosfera di estrema semplicità e naturalezza.

 

Testo a cura di
Carmelo Strano