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Arianna Spada

 

Arianna Spada

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L’opera di Arianna Spada è un invito alla trascendenza. L’artista ha creato uno spazio dove la tensione dialettica tra conoscente e conosciuto drammatizza la concezione dell’Essere. Il visitatore è portato ad abbandonare per un momento la propria quotidianità estraniandosi dal mondo per indagare l’autenticità della propria esistenza.

Entrando nella cabina creata dall’artista, la persona si libera dalla dimensione spazio-temporale in cui si trova normalmente: l’Essere si svincola così dalla sua condizione di “essere gettato nel mondo”, aprendosi alla possibilità di auto-progettarsi e quindi, esponendosi alla possibilità di realizzarsi o di perdersi. L’opera è in aperto confronto con l’indagine che Heidegger inizia sul senso dell’Essere in Essere e tempo.

Spostando la dissertazione sul piano dell’installazione artistica, Spada cerca una risoluzione al problema della verità dell’Essere. Modifica il linguaggio - risultato limitante per il filosofo, tanto da preferirgli l’incompiutezza del suo saggio - e parte dal suo traguardo provvisorio, ossia l’interpretazione del tempo come orizzonte possibile di ogni comprensione dell’essere in generale. Il tempo viene inteso così come la modalità dell’Esserci nell’Essere, è il modo attraverso cui l’Esserci conosce il mondo e sceglie di esistere nel mondo.

L’invito dunque che Spada rivolge al visitatore è quello di prendersi il proprio tempo per capire chi si è e chi si vorrebbe essere, questa è la Cura, la totalità delle strutture dell’Esserci. La riflessione circolare che viaggia tra passato, presente e futuro si riflette nell’apertura della cabina, unica fonte di luce, simbolo del lumen naturale che permette alla persona di esperire la Lichtung, la schiarita, illuminando la rivelazione dell’Essere.

Amalia Nangeroni, Curatrice 

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