Bangladesh

AVI SHANKAR AIN

Per quanti non hanno mai visto personalmente le opere di Avi Shankar Ain, un avvertimento è d’obbligo: le fotografie possono risultare fuorvianti. Nella riproduzione, i suoi disegni iperrealisti evocano un corpo provocatorio: un contro-mito del corpo scuro attinto da importanti documenti sociali, liberato dall’esaltazione di una visione di un’identità nazionale. Nella serie Made in Bangladesh, il disegno cessa di essere una forma privilegiata altamente modernista per trasformarsi nella frontiera che separa l’arte dalla politica. Avi ha vestito Made in Bangladesh con una diversa percepibilità iscrivendola in una narrazione radicata nell’inconscio attraverso il potenziamento del delirio dei corpi: in Made in Bangladesh figura Maks, la modella del Bangladesh della controversa campagna pubblicitaria di American Apparel lanciata subito dopo il crollo di Rana Plaza in cui hanno perso la vita più di 1300 operai tessili, soprattutto donne. Avi presenta l’immagine del corpo ideale di una modella che, come Kali, la divinità induista, mostra la lingua, ma, anziché indossare una collana di teschi come Kali, porta una Birkin di Hermès traboccante di teschi.

Made in Bangladesh è un’opera strana, che disturba, perché induce nello spettatore un processo di interpretazione e trasformazione della sua sensazione iniziale. Il mito indiano sovrapposto alla storia odierna raccontata dai quotidiani, il tremendo ricordo di più di 1300 operai rimasti uccisi, la Bibbia illustrata di Gustave Doré, le incisioni di Goya… L’opera di Avi è permeata di tutto questo e molto altro perché il suo tema è contemporaneo e l’artista intende assumersi la responsabilità di una parte di ciò che rimane da dire.

testo a cura di Ebadur Rahman

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