Australia Italia - VIRGINIA RYAN

Ryan

Appropriazione, identità e ibridazione: intorno a questi concetti ruota il lavoro di Virginia Ryan Shift / Rue de Commerce che interpreta, con uno sguardo occidentale, significati e simbologie che s’intrecciano nei coloratissimi pagne (tessuti wax print) utilizzati in Africa Occidentale.

Fondamentalmente è una storia al femminile quella che riguarda questi tessuti, che sono delle vere e proprie mappature semiotiche in cui l’ornamento è solo l’aspetto più evidente di un metalinguaggio iconografico che investe tutto un mondo di sogni, speranze, ambizione, potere.

È una storia al femminile non solo perché con i pagne si confezionano gli abiti (copricapo inclusi) che rendono regali le donne africane anche nella loro quotidianità, ma perché sono state proprio donne come la togolese Nana Benz a creare un vero impero economico implementando la diffusione del wax print anche oltre i confini nazionali.

In Shift / Rue de Commerce ritroviamo un forte collegamento con la storia del wax printed ma, più che in chiave ironica, nello sguardo dell’artista australiana c’è il tentativo inconscio di mettere ordine nella visione caotica dell’Africa.

L’opera è concepita come un dialogo giocato sull’ambiguità che è prima di tutto linguistica: shift è una parola inglese che vuol dire “spostamento”, ma implica anche altri significati tra cui “tubino”, l’abito femminile creato da Coco Chanel negli anni Venti, tuttora indumento cult.

Ryan sceglie di utilizzare anche i cosiddetti pagne religiosi per cucire i tubini. Si tratta di pagne che possono commemorare una particolare ricorrenza legata alla religione cristiano-cattolica, praticata da gran parte della popolazione della Costa d’Avorio, o semplicemente esprimono la devozione della persona che li indossa verso quella specifica figura di santo o Madonna, insomma una sorta di ex-voto indossabile.

Nell’utilizzare il tubino c’è un ulteriore ribaltamento metaforico: non si tratta solo di stile e moda, il tubino è forse l’indumento più popolare a partire dalla fine degli anni Cinquanta, raggiungendo l’apoteosi di semplicità ed eleganza nella formula black e superchic disegnata da Hubert de Givenchy per Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany (1961). E’ tutt’altro che casuale il riferimento agli anni ’60, perché i vari paesi dell’Africa Occidentale francofona proclamano l’indipendenza in questo periodo storico. L’abito - il tubino - realizzato in tessuto africano simboleggia così anche la conquista dell’indipendenza.

Una ricerca estetica della bellezza in cui il pattern supera i confini di puro ornamento.

 

Testo a cura di Manuela De Leonardis

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