ITALIA - ANNALÙ

La metafora della leggerezza ricorre nella scultura di Annalù. Le piume bianche che si aggregano per dar forma a un’altalena sospesa contro un cielo blu, la casetta di carta che sembra ritagliata da un disegno infantile sospesa fra i rami di un albero, un castello di buste di carta in bilico su un filo da funambolo, due sedie impilate che volano, perché una delle due è il bianco fantasma dell’altra composto di buste di carta, sono solo alcune delle creazioni con cui l’artista dà forma ad altrettante idee di assenza di peso, di levitazione nel vuoto. Una metafora, quella della leggerezza, che provoca la scultura, la nega in uno dei suoi aspetti più caratteristici, più tradizionali, che è appunto la massa immobile e corposa, la gravità della materia.
Da qualche anno a questa parte è apparso nel lavoro di Annalù un nuovo motivo. In Altius e Fortius, due opere del 2007, un turbine di foglie di alloro si solleva e si congela in una forma scultorea: il disegno regolare, astratto del mulinello di foglie si fissa in un motivo a doppia spirale, regolare e astratto, che sembra sfidare con la sua immobilità lo scorrere del tempo. Un comune fenomeno naturale, un nulla fatto di foglie e d’aria, dà luogo a un oggetto monumentale, consistente che, osservato nella sua struttura, rivela in realtà di non avere nessun corpo ben definito, nessuna struttura stabile tranne il delicato, sfuggente scivolare delle foglie l’una sull’altra.
Twister, nuovo monumento alla leggerezza, sostituisce alle foglie delle farfalle, altro soggetto del mondo naturale che associa volo e levità, e su cui Annalù si sofferma volentieri. In Twister lo sciame di farfalle, colto in un turbine di vento, si congela in una spirale immobile, scolpisce nell’aria la struttura imponente (circa tre metri di altezza) di un misterioso volo fermo: il dialogo tra stasi e movimento, leggerezza e peso, verità e fiaba si declina in una nuova espressione.
Le farfalle sono leggere ma, a differenza delle foglie, sono vive, non inerti. Il loro sciame scompone le trame regolari volute dal vento cercando di imporre quelle di una danza la cui struttura si disgrega e ricompone istante per istante, in lotta con il soffio d’aria.

 

Testo a cura di Gloria Vallese 

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