Italia - Antonella Barina

Un circolo di giovani palme piantate in occasione di OPEN 14 viene a costituire un’architettura vegetale protetta e proteggente dedicata alla meditazione e alla recitazione poetica.

Al centro, un comodo e basso sedile di recupero con invitante cuscino.

Il segno sotto cui questa scultura vivente viene posta in essere è il rituale amico e cultuale del piantare un giardino, un giardino nel quale accogliere. Il primo gesto di amicizia è verso la pianta stessa, la palma, oggi a volte tenuta in spregio a causa della sua sorpassata fortuna come elemento esotico ornamentale dei giardini otto-novecenteschi. Senza contare che, a seguito della tropicalizzazione del clima, la palma si sta diffondendo rapidamente ovunque nel mondo a scapito di specie meno adattabili, col risultato che la specie umana le ha appioppato il cattivo nome di “infestante”: secondo l’artista è opportuno riflettere su questa definizione, ad indicare un principio di selezione opportunista e razzista, applicabile purtroppo ad altre specie e categorie, anche all’interno della comunità umana, e accogliere invece seriamente il segnale non equivoco sul cambiamento climatico che il proliferare delle palme ci invia.

Con la crescita queste palme, nate da semi di altre palme presenti nel giardino di Antonella Barina, studiosa, artista ed eclettica intellettuale a Venezia, potranno costituire un tempietto vegetale circolare colonnato ispirato a quello di Athena Pronaia, “guardiana del tempio”, a Delfi, del IV secolo a.C.; la stessa dea è nota anche come Athena Eileithyia, in relazione al suo ruolo nel processo di fertilità, e come Zosteria, “che assiste le donne nel parto”.

 

Testo a cura di
Gloria Vallese

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