ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BOLOGNA – LUCIO TERENZI

Uno dei racconti sul nostro tempo inizia quando la forma e la materia hanno smesso di essere entità misurabili, la scienza ha ampliato i propri confini e l'arte ha accolto la possibilità di una visione multipla e stratificata. Tutto è avvenuto come in un moto circolare e necessario, in cui la semplicità diveniva il suo contrario, la sovrapposizione uno sguardo scomposto, e il tempo un'entità sciolta nell'alternarsi di rallentamento e accelerazione.
Lucio Terenzi queste tensioni le ha accolte nel suo lavoro quasi fossero una grammatica necessaria su cui impostare il proprio linguaggio, che in Realizzazione di un motivo (Lettera a Bernard) libera la forma da ogni costrizione e lascia che l'atto della visione diventi un campo di accadimenti e di possibili relazioni.
Il volume si sfalda, lo spazio si apre e il tempo subisce quella stessa disgregazione che ha attraversato la forma originaria (quella della balla di fieno) e che l'ha lacerata rompendola, squarciandola e lasciandole delle ferite (i vuoti), che l'hanno agitata dall'interno e creato una trasformazione. Quasi come se questo lavoro raccontasse la nascita di una prole che mantiene con il genitore una parentela formale (materiale e di contesto), il carattere, la spinta al cambiamento (la rivelazione dell'anima interna e della tensione al cambiamento che è nei vuoti), e un'aderenza storica che unisce la peculiarità del territorio e del genius loci a una consapevolezza storica ed estetica che si nutre di presente e di passato.
 

Testo a cura di Elena Forin

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