ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BOLOGNA – DAVIDE VIVALDI

Una scultura (definizione convenzionale che appare qui impertinente) volta a individuare l'aspetto altro di iconologie, forme e modelli apparentemente noti e riconoscibili è quella che si rivela nell'opera e nelle installazioni di Davide Vivaldi.
Una scultura dialettica con la tradizione eppur con essa segretamente colloquiante; evocativa, nostalgica e ironica insieme; una scultura decentrata, antimonumentale, precaria, concettualmente non-finita; opposta alla concezione antropocentrica d'antica memoria e votata alla lateralità d'una riflessione personale che rivisita i soggetti come cose fra le cose, come umanità residuale, d'identità difficile (ricorre emblematico il titolo Borderline), in un contesto di gerarchie sdefinite.
Là dove anche i materiali nobili e canonici della scultura, per coerenza semantica fra sostanza e forma si potrebbe dire, cedono il ruolo ad altri: poveri ed elementari (gesso, terracotta, cemento), o relitti riciclati. Sono materie prime di una diversa arché che rivendica il proprio spazio, con l'insistenza insostenibile del balbettio d'un bimbo (iroso talora, e inquietante come il neo-baby), o la muta eloquenza d'un frammento, d'un detrito ricomposto, d'una scoria rinobilitata, che impongono tenaci la loro presenza. Aprendo così, ogni opera o installazione, un racconto ostico e intransitivo che tale resta, se non ci si azzarda a condividerlo.
 

Testo a cura di Adriano Baccilieri

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