: Italia
Marco Nereo Rotelli

Da sempre l'isola, forma che miniaturizza il cosmo, nel suo isolamento, costituisce la rap­presentazione di un universo altro, reale e metaforico insieme da vagheggiare, raggiun­gere e forse abbandonare. L'isola è il coagulo di un desiderio; il rapprendersi di una perla nell'ostrica; è forma formata nel magma; è epifania di un paesaggio interiore - di un "in-scape" - di un luogo nutrito nell'anima e dipinto dal vento, dalla luce, dagl'irati flutti, dalle tempeste. E' apparizione; avvistamento; miraggio; è terra resa feconda dal sorriso degli dei; è la vertigine e l'abisso. L'isola è archetipo primordiale; è analogo primordiale che vuole sostituirsi alla realtà. E Marco Nereo è Prometeo, il titano che ha rubato il fuoco agli dei per donarlo agli uomini e fare luce; ed è anche un "ulisside": Ulisse "polytropos" e "polymetis" l'uomo del lungo viaggio e l'eroe dalla mente accorta; è colui che possiede la "metis" vale a dire l'intelligenza attiva, fertile, duttile. Ma se Ulisse è colui che ritorna; è l'eroe del ritorno; Marco è invece come Enea: l'eroe che parte per fondare una nuova patria altrove. Egli si muove per andare verso l’altrove con l'occhio della luce e l'alito della poesia. In tal modo dopo aver creato una muraglia di poesia; aver scalato una montagna poetica; aver penetrato e ferito poeticamente una cava abbandonata; illumina­to il Petit Palais; unito ponti tra l'Italia e la Bosnia; aver navigato verso l'isola di Pasqua riapproda a Venezia, meglio, in un'isola della laguna di Venezia, spingen­dosi evidentemente oltre Venezia: raggiungendo Venezia e andando oltre…

 

Curatrice: Annamaria Orsini

Testo di Annamaria Orsini

Organizzato dal CENTRO ITALIANO ARTE E CULTURA

Con il supporto della Fondazione Marenostrum

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