Italia
Vittore Frattini

 

Artocarpus

Un albero di linee colorate, protese nello spazio. In questo suo ultimo intervento, Vittore Frattini sembra essersi posto il compito di regalare un albero ad una terra che ne è quasi priva, come l’isola del Lido di Venezia, l’ultimo avamposto disteso dalla natura fra la laguna ed il mare. Si tratta però di un albero speciale, formato semplicemente da lunghi e sinuosi elementi metallici e sintetici dall’intensa tensione dinamica, che non compromette però la loro morbidezza. Un albero di colori saturi, forti e vivaci, che racconta la grazia delle forme vegetali senza cadere in alcuna contaminazione naturalistica. Non ce n’è bisogno: l’artista, che è riduttivo chiamare scultore, data la sua antica e complessa dedizione non solo alla plastica ma alla pittura, alle arti applicate (bellissimi in particolare i suoi vetri) e al lavoro ambientale, coniuga la lezione della pop art nella decisa artificialità, ludica, del colore, al purismo concretista del colorfield nella versione più rigorosa, ad una certa fondamentale gioiosità e piacere della forma che caratterizza, si può dire, tutta la sua produzione. La sua scultura non subisce il peso e la retorica della verticalità che ha tagliato le ali al lavoro di tanti altri artisti e vibra liberamente in rapporto allo spazio, al luogo, alla luce e all’atmosfera che la circonda. Una scultura senza peso era uno dei sogni di Arturo Martini: a mezzo secolo di distanza Frattini lo realizza, offrendo intanto il proprio prezioso contributo ad una nuova idea di arte “pubblica” (proposto non solo a Venezia ma nella grande scultura per l’aeroporto di  Malpensa e nel recentissimo progetto per l’impianto di depurazione di Sant’Antonio Ticino), cioè di un linguaggio capace di raccogliere la sfida delle tecniche contemporanee e del paesaggio contemporaneo per portare bellezza nei contesti più diversi. Non soltanto quelli nobilitati dalla storia ma quelli in cui il nostro tempo sta lasciando la sua impronta. Un albero dunque, un albero senza radici fra le pietre di una piazzetta al limitare della città più incantata del mondo. Perché il presente passa di lì.

 

..:: Curatore Martina Corgnati

 

..:: Photo credits: A. Lavit

..:: Si ringrazia: Leader, Dermakim, Zaini, Lisar

 

 

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