Australia
Lindy Lee


La stima di cui gode l’opera di Lindy Lee ne attesta la capacità, in senso quasi classico, a commuovere il pubblico. Lee è una rappresentante della prima generazione di australiani di origine cinese e dagli anni ’90 la sua pratica del buddismo Zen influenza i suoi dipinti, le stampe e le installazioni che si basano su riproduzioni, campi di colore e gli espressivi “schizzi” di cera. Dopo aver fatto la loro comparsa nel 2004 i suoi striscioni a tendina evocano una qualità celebrativa ed araldica in un’opera che privilegia l’esperienziale e l’esistenziale. Lee non è una fotografa –eppure la capacità di fotografare per animare narrazioni complesse è un tema ricorrente nel suo lavoro. Nel 2001 Lee riconosce nell’esistenza di una vecchia fotografia di famiglia una sorta di punto, la qualità caratteristica di certe immagini che sono in grado di penetrare profondamente nella coscienza. La sopravvivenza di queste foto ne intensificano l’importanza nel tempo come veicoli della memoria, connessione ed elasticità. Uno sguardo speciale può penetrare in un complesso infinito di momenti accumulati – la sopravvivenza della sua famiglia nel contesto della rivoluzione cinese e l’immigrazione in Australia, storie di amore come pure storie di separazione, di rottura e di impermanenza. Brother Wah 2007 raffigura un bambino che emana preveggenza a dispetto della sua età. La madre dell’artista Lily-Amah 2004 viene raffigurata come una sedicenne di bellezza antica con una sensualità misurata che sta per parlare. I campi rossi intorno all’immagine non sono associati solo all’ideologia, ma anche alla vitalità, al sangue della vita. La forma di Flung Ink Painting turba la composizione trasformandola in pura espressione. Lee recentemente ha incontrato Pilgrim 2007 in Cina (fotografato da Robert Scott-Mitchell). Nell’opera di Lee è palese la resa completa del pellegrino in The Way nel grande callo sulla fronte dovuto alle prostrazioni quotidiane. Le immagini di Lee strutturano in maniera raffinata un vasto ricettacolo narrativo che invita alla contemplazione sulla misteriosa e ineffabile natura dell’esistenza.

Curatore Naomi Evans

Sponsors Blackstone Images, Sydney, Southern Cross Visual Communication, City of Sydney

This project has been assisted by the Australian Government through the Australia Council, its arts funding and advisory body.

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