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Beverly Pepper

 

Ciò che, di Beverly Pepper colpisce di primo acchito è  la propensione naturale alla monumentalità insita nelle sue opere, le quali allignano al loro interno una capacità di espansione senza fine. Colpisce poi, in secondo luogo, la scelta dei materiali: duri, forti, possenti e, direi virili. Ecco, nell'analisi dell'opera della Pepper, non si può procedere senza queste due prime indicazioni , la monumentalità e la scelta dei materiali.

Artista celebre e celebrata, di lei hanno scritto plotoni di critici e studiosi di tutto il mondo  esaltandone la capacita di adattamento ai luoghi e l'organizzazione personale degli spazi, ella stessa parlando di sè dice: “ ho l'impressione che quando il mio lavoro funziona esso riesce non solo ad enfatizzare un'emozione, ma anche ad estendere il paesaggio e ad ampliare un ambiente esterno” ed è proprio in questo rapporto con l'ambiente esterno che si muove tutta l'opera di Beverly Pepper.

Partita dalla pittura, ha poi scelto la strada più difficile e complicata della scultura. Inizialmente attratta dall'acciaio levigato e specchiante è successivamente approdata ad una concezione più materica e sofferta. Qui, le asperità e le rugosità della materia danno forma e vibrazione ai sentimenti di una scultura, sia che si tratti di opere da esterno che da interni, dai toni possenti.

Ho avuto la fortuna di collaborare con Beverly alla grande mostra di Forte Belvedere, presso Firenze: forse, insieme a quella storica di Moore, la mostra più bella mai tenutasi in quel luogo; uno spazio affascinante ma difficile, posto a stretto confronto con un panorama che annichilisce e ridicolizza tutto ciò che in qualche misura prova a confrontarsi con esso.

La mostra fu un evento memorabile, amplificato dalla capacità delle sue  sculture di divenire un tutt'uno con l'ambiente circostante a tal punto da sembrare nate e vissute in quel luogo da sempre. La sua capacità di organizzare gli spazi e di colloquiare con l'ambiente le consentì, ancora una volta, di vincere una battaglia difficile e impervia così come anni prima aveva fatto con le opere collocate nella Federal Plaza di New York e per le quali ebbe a dire: “volevo che queste opere venissero da un altro tempo e da un altro luogo. Volevo veicolare l'impressione che fossero lì prima della costruzione degli edifici che le avrebbero circondate...volevo attribuire una memoria ad un luogo che non aveva nulla a che fare con il luogo presente”.

Questi due esempi, Firenze e New York, sono a mio avviso emblematici di tutto il lavoro di ricerca da lei portato avanti in questi anni, con caparbietà e tenacia, al punto di inscriverla, a buon diritto, tra i grandi protagonisti della scultura del nostro tempo.

 

Curatore Vincenzo Sanfo

Si ringrazia Sergio Longo - Associazione Culturale Longo, Marlborough Gallery

Courtesy Associazione Culturale Longo

Con il Patrocinio dell'Ambasciata degli Stati Uniti d'America

 

                                                                                          

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