China
Jiao Xingtao

"REQUIEM PER LA MATERIA"
LA TRASFORMAZIONE DEL MATERIALE IN JIAO XINGTAO

La questione più complessa nella creazione dell’arte riguarda il "materiale", ossia quale materiale specifico utilizzare e cosa farne. Se si pensa alla materia prima o di base come oggetto esterno o soggetto oggettivo, il modo in cui un artista "ripresenta/rappresenta" soggetti oggettivi comporta un conflitto tra materialismo oggettivo e idealismo soggettivo. Il realismo e la pop art sono considerati "materialisti", mentre il simbolismo e il romanticismo sono visti come "idealismo soggettivo". Alcuni possono ritenere che gli oggetti d’arte debbano avere significati e, dunque, le opere d’arte andrebbero reinterpretate e viste come raffronti, induzioni, metafore, metonimie o simboli. Tuttavia, qualunque discussione o interpretazione dell’arte in quanto tale infonderebbe pressoché inevitabilmente la concezione soggettiva propria del lettore o la trasformerebbe in una sua cinica fantasia personale e, sebbene nella lettura dell’arte una siffatta interpretazione soggettiva sia permessa, rischierebbe di convertirla in una forma di superficiale reinterpretazione sociologica. Pertanto, quando ho letto le sculture di Jiao Xingtao delle borse di plastica e altri "materiali" recanti vari marchi, nomi ed etichette, non ho voluto vederle come "materialismo" rinvenibile negli oggetti pronti del contesto "pop" perché Jiao non usa oggetti pronti o trovati per creare la sua arte né potrebbe soltanto "replicare" oggetti con un semplice metodo di riproduzione. L’artista, invece, applica sempre metodi e tecniche scultorei tradizionali per forgiare gli oggetti da creare, ed è questo senso della creazione che stabilisce una distanza tra Jiao e gli oggetti che crea, distanza che rispecchia il rapporto tra l’artista, gli oggetti creati e il loro ambiente. In realtà, quando vede, un artista guarda, pondera e si spinge oltre per interpretare un oggetto; la materia che utilizza è già stata "marchiata" dai suoi segni distintivi per trasformarsi in qualcosa che non è più materia oggettiva naturale. Non è certo mia intenzione interferire con la mia personale immaginazione o la mia interpretazione sociologica rispetto alle opere di Jiao Xingtao o ai suoi "oggetti confezionati" sovrapponendovi idee quali consumismo, esuberanza nel materialismo o alienazione umana in una società dei consumi. Sebbene Jiao possa aver voluto effettivamente suggerire, attraverso le sue opere, queste critiche sociologiche, una siffatta interpretazione personale rappresenterebbe soltanto un’analisi superficiale dei significati delle opere di Jiao. Un messaggio analogo è presente anche in quelle di Claes Oldenburg, Andy Warhol o altri, ma questa interpretazione non rende merito ai punti di vista e ai sentimenti unici di Jiao nei confronti dei suoi oggetti. Forse, il problema del materialismo o dell’idealismo nella forma in cui si rispecchia nelle opere d’arte è una questione annosa del mondo moderno. Questa separazione dicotomica serve a contrassegnare la superiorità degli artisti. Sia essa astratta o realista, un’opera d’arte è sempre il prodotto finale dell’immaginazione di un artista, della sua vista, del suo tatto. Il post-modernismo tenta di arricchire di umanità le materie oggettive, ma prescindendo dal fatto che gli oggetti d’arte siano di fatto arricchiti dell’essenza e dello spirito della vita contemporanea (come nelle materie oggettive pronte o trovate nella pop art) o animati da un’individualità e una disciplina vitale (come nel caso dell’architettura post-moderna, che si concentra sul suo rapporto con la natura, o della scuola Mono-ha giapponese, che introduce nelle opere materiali trovati o naturali), ambedue le metodologie possono sempre considerarsi espressione di un bipolarismo tra l’essere umano e i suoi oggetti. L’estetica cinese tradizionale pone l’accento sul rapporto interattivo tra l’uomo e la natura, proiettando in tal modo spiritualità negli oggetti naturali, nei materiali e persino nei paesaggi. "Requiem for Matter" è un articolo dedicato all’apprezzamento e all’anelito per la spiritualità della natura e di tutto ciò che è bello. La spiritualità in quanto tale non appartiene soltanto alle materie oggettive né è un dono dell’idealismo, bensì risuona nel contesto in cui l’uomo, i suoi oggetti e il loro ambiente si mescolano intrecciandosi. Questa spiritualità non è una qualità misurabile con regole fisiche né ha una forma immutabile che possa essere colta con un unico sguardo. Altro non è che un rapporto che si crea tra l’uomo, i suoi oggetti e il loro ambiente in cui tutte le componenti sono in una costante interazione, ed è questo ciò che generalmente si intende con il termine "contesto". Jiao Xingtao afferma: "Mi hanno sempre interessato materie e materiali, e pertanto ho interrogato il modo convenzionale di interpretare massa, consistenza, durezza e altre loro caratteristiche"1. In altre parole, Jiao interroga gli attributi fisici dei diversi materiali e ne esplora con l’immaginazione le proprietà vitali, per cui non userebbe mai materiali trovati per creare una sua opera, "non si sentirebbe mai completo senza aver trasformato il materiale scolpendolo", trasformazione che artisticamente si fonda su una comprensione spirituale e un’esperienza vissuta con il materiale. Un’opera d’arte di Jiao, dunque, non è una mera "ripresentazione/rappresentazione" di oggetti, ma effettiva realizzazione di un suo forte desiderio e perpetuazione della trasformazione dei materiali attraverso la spiritualità. Capita, a volte, che Jiao, nella sua compassionevolezza, simpatizzi con le opere da lui "marchiate" involontariamente dai suoi segni ("tatuate coercitivamente", come l’artista usa dire), sentendosi colpevole per questa sua invadenza. Tale percezione del rispetto e di un certo timore nei confronti del materiale è, in realtà, un’ode, un rito che celebra l’armonia del rapporto tra l’uomo, i suoi oggetti e il loro ambiente. Nell’antica Cina, i rituali erano una forma di celebrazione per esaltare il rapporto tra uomo e società e tra uomo e natura. In tale contesto, le sculture paiono generalmente più ritualistiche dei dipinti. Jiao ha creato nel centro della città di Chongqing la scultura "Coming and Going" (che raffigura una grande borsa di plastica). Attraverso la dimensione, la posizione e la contestualizzazione di questa opera d’arte nel centro di Chongqing, Jiao "ripresenta/rappresenta" l’auto-realizzazione, l’auto-soddisfacimento e l’auto-rispetto di tutte le borse di plastica, non solo rispecchiando le caratteristiche del consumismo nella Cina moderna, ma trasformando tutti i miliardi di borse di plastica prodotte in massa in un monumento. Così facendo, Jiao recupera la spiritualità delle borse di plastica, mentre i loro utilizzatori inconsapevolmente gironzolano giorno e notte attorno a "Coming and Going" per guardare la scultura più da vicino, rendendole di fatto omaggio. È dunque un requiem, un tributo alla materia, a un oggetto e all’idealismo materialistico. Se, tuttavia, i tanti utilizzatori di borse di plastica della città partecipano forse inconsapevolmente, addirittura compulsivamente, a questo requiem alla materia e alla sofferenza del materiale, per l’artista è invece un’"armoniosa risonanza" creata consapevolmente. 

1 Da una lettera di Jiao Xingtao a Gao Minglu del 21 ottobre 2007

Testo a cura di Gao Minglu

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