PADIGLIONE DELL'ANDORRA

alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia

Titolo della mostra: "Tempus fugit"
Artisti partecipanti: Javier Balmaseda, Samantha Bosque, Fiona Morrison
Commissario: Henry Périer
Commissari aggiunti: Francesc Rodríguez, Ermengol Puig, Ruth Casabella
Curatori: Josep M. Ubach, Paolo De Grandis
Organizzatore: Ministero della Cultura
Coordinatore a Venezia: Carlotta Scarpa, PDG Arte Communications
Sede: Arsenale di Venezia, Nappa 90 (la Nappa 90 potrà facilmente essere raggiunta tramite un servizio navetta, direttamente a partire dalla Darsena interna all'Arsenale Biennale)

 

Una delle constanti, costitutive e quasi permanenti, che hanno predominato e si sono percepite nelle ultime edizioni della Biennale di Venezia, è un approccio di tipo discorsivo, aperto e multisfaccettato nella modalità espressiva degli artisti.
L’arte può essere, anzi lo è, una grande varietà di “cose”, ma fondamentalmente si tratta di una proposta, un messaggio o un dialogo, personali e intrasferibili. Ciò comporta quindi che, quando si parla d’arte, in fondo si parla di considerazioni e di emozioni vitali. L’opera d’arte, quando è sincera, è la formulazione da parte dell’artista della complessa modulazione del proprio vissuto, del proprio talento nonché dell’espressività che lo definisce.
La post-modernità, in opposizione ai precetti che hanno definito una parte dei movimenti di avanguardia, ha incoraggiato e promosso altri metodi ed altre vie di creazione plastica, i quali, essendo più popolari, più ibridi, più vicini e più autonomi, potenziano le varietà formali e i valori di comunicazione delle opere. Sottolineano quegli aspetti che esprimono nel modo migliore la personalità dei loro autori.
I geni, l’intelligenza e la cultura sono responsabili del fatto che ogni persona sia di fatto come è, e sia irripetibile. In numerosi artisti, questa contingenza solitamente viene concretizzata ed esteriorizzata attraverso l’elaborazione di proposte, spesso ibride, meno rigorose dal punto di vista formale, in cui frammenti e tracce delle proprie vicende ed emozioni personali, ben radicate, sono usati per mostrare, rileggere e capire il loro presente.
In questo contesto, due concetti così trasversali e significativi quali “temporalità” e “memoria” possono ritrovarsi ed incrociarsi in un modo assai creativo. Tanto il pensiero quanto la cultura occidentale hanno sempre riconosciuto la loro grande valenza concettuale, e tali concetti sono presenti generalmente nella totalità delle manifestazioni umanistiche.
L’Andorra partecipa alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia, con il proposito di esporre nuovamente su un palcoscenico internazionale alcuni esempi della propria cultura artistica, attraverso un progetto ampio, spettacolare ed enciclopedico:
“Temporalità e memoria”
La mostra si articola attorno a tre opere e riunisce tre artisti che riflettono sui concetti sopraindicati, in particolare per quanto riguarda la visione del presente a partire dalle proprie esperienze ed emozioni passate e presenti.
Balmaseda, Javier è l’autore dell’istallazione/scultura “Parked in Contemporaneity”. Rappresenta un racconto crudo e veritiero, modulato su vicende immerse nel tempo e immagini che persistono nella memoria. È un’allegoria visuale dal forte impatto contro la mancanza di libertà e nei confronti di coloro che accettano l’immobilismo condizionati dalle convenzioni concettuali e sociali.
Bosque, Samantha firma l’istallazione “Forgotten Memory”. Questa proposta multidisciplinare trasforma, grazie alle nuove tecnologie, il negativo in positivo e il passato in presente, incoraggiando l’interazione dello spettatore. Il soggetto trova la sua origine in un intenso lavoro alla ricerca dell’identità individuale, dimenticata dalla memoria e, attraverso un balzo temporale, recuperata dalla tecnologia.
Morrison, Fiona ci trasporta, attraverso una videoregistrazione su doppio schermo dal titolo “Two promenades”, in un’altra dimensione. Intimista, dura e persistente. È l’esplorazione parallela che l’artista esegue sulla natura e sulla vita umana - personificata in una donna anziana, colpita dalla malattia, e sua nipote - che ci portano ad una riflessione sull’importanza del momento e dello scorrere del tempo.
Il tempo, sin dall’epoca di Eraclito e dei classici greci fino ai nostri giorni, si è basato sul divenire, termine che indica una trasformazione, ed è soltanto nelle mutazioni che le persone riescono effettivamente a cogliere le linee guida per sperimentare quel divenire. Tempo e divenire, quindi, sono strettamente legati, fino al punto che risulta quasi impossibile definire l’uno senza l’altro. L’idealismo tedesco è stato il primo a cogliere come il flusso del tempo fosse un concetto organico, e come ognuno, dentro di sé, avesse una propria temporalità che lo caratterizzava. Oggi è ormai assodato che la temporalità sia uno dei fattori che conducono ogni persona ad essere unica. Una parte importante delle conoscenze che gli individui possiedono si elabora a partire dalle esperienze vitali; è poi l’intelligenza di ognuno a scegliere quelle più adatte ad ogni occasione.
Lungo questo percorso, l’altro elemento, non meno significativo ed influente, è la memoria; capacità spirituale ed intellettuale di associazione che ci fornisce il senso della continuità e della differenziazione che tutti noi possediamo.
Ma, la memoria ci permette un’altra funzione, tra l’altro particolarmente significativa: la possibilità di recuperare alcune informazioni ed essere allo stesso tempo consapevole di altre, assunte in maniera inconscia e forse in parte dimenticate.
Queste due capacità diventano indispensabili per le funzioni dell’intelligenza e per la sintesi della maggior parte delle conoscenze. Ambedue, come detto in precedenza, si costruiscono a partire da esperienze, formazione ed informazioni personali, e rendono possibile che ognuno rappresenti la realtà ed il presente a proprio modo. Il luogo d’interazione, il posto dove l’incontro si realizza, è uno spazio favoloso tra presenze e assenze, capace di generare idee singolari e peculiari.
Ognuno degli artisti si serve di un prisma, personale e diverso. Partendo dalla propria memoria, ogni artista si posiziona su diversi angoli o segmenti temporali, ad esempio: il punto di vista del presente, quello del passato oppure la peculiare idea proustiana di adottare un particolare momento del passato per cercare poi di riviverlo nel presente.
Una citazione del filosofo Gilles Deleuze (1925 – 95), tratta dai “Dialoghi”,  potrebbe essere il colofone del lavoro creativo della maggior parte degli artisti, anche gli artisti andorrani:
“Quando si lavora (si crea), si è necessariamente nella solitudine più assoluta [...]. Tuttavia, questa solitudine è estremamente popolata. Non popolata di sogni, né di fantasmi, né di progetti, ma di incontri”. 

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© Sergio Martucci