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PADIGLIONE DELL’ ECUADOR

alla 56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia
“Acqua d’oro: Neri Specchi Apocalittici”
Artista: Maria Veronica Leon Veintemilla
Collaboratore: Lucia Isabel Vallarino Peet
Curatore: Ileana Cornea
Vicecuratore: Maria Veronica Leon Veintemilla
Commissario: Andrea Gonzales Sanchez
Vicecommissario: Paolo De Grandis, PDG Arte Communications
Coordinatori: Roberto Rosolen, Carlotta Scarpa, PDG Arte Communications
Patrocinatori: Ministero della cultura e del patrimonio dell’Ecuador, Ministero degli affari esteri dell’Ecuador, Ambasciata dell’Ecuador in Italia, Acquad’or C.A, Boanerges Pereira Espinoza
 
Vernice: 6 – 8 Maggio 2015 | 10:00 – 19:00
Inaugurazione: 7 Maggio | 14:30
Periodo Espositivo: 9 Maggio 2015 – 22 Novembre 2015 | 10:00 – 18:00 (Chiuso il Lunedì)
Sede: Istituto S. Maria della Pietà, Castello 3701, 30122 Venezia.
 
Il Ministero della cultura e del patrimonio dell’Ecuador, in collaborazione con l'Ambasciata dell'Ecuador a Roma e il Ministero degli affari esteri dell’Ecuador, è lieto di annunciare la partecipazione alla Biennale di Venezia, la più prestigiosa manifestazione artistica al mondo, dell’artista Maria Veronica Leon, figura chiave della storia ecuadoriana ed esponente tra più dinamici dell’arte moderna latinoamericana, alla quale è affidato il contributo ufficiale dell’Ecuador alla 56. Esposizione internazionale d’arte. Per l’occasione, l’artista creerà un nuovo paesaggio multimediale con installazioni audio e video appositamente realizzate per il Padiglione dell’Ecuador, allestito presso l'Istituto Santa Maria della Pietà, Castello 3701, 30122 Venezia, Italia, dal 9 maggio al 22 novembre 2015.
 
Grazie all’impegno di Maria Veronica l’Ecuador, per la prima volta nella storia, è presente alla Biennale con un proprio padiglione.
 
LA MOSTRA: “Acqua d’oro: neri specchi apocalittici”
 
Maria Veronica, basandosi sulla propria esperienza maturata nel campo delle arti visive, della musica e della danza, creerà per le quattro sale del Padiglione dell’Ecuador un paesaggio multimediale con nuove installazioni polittiche audio e video costituite da disegni, video, fotografie, oggetti e suoni presentati come arti visive intercorrelate, che saranno allestiti, come afferma la stessa artista, in un “tecno-teatro” dove l’elemento acqua, fonte di vita, proclama un nuovo stato mentale. Maria Veronica crea personalmente il digitale, gira i video e li modifica, dipinge e disegna caratteri e simboli, scrive la sceneggiatura e progetta la colonna sonora.
 
Arte e scienza si fondono attraverso combinazioni dinamiche di esplorazioni innovative che si concretizzano in una lungimirante
visione ammonitoria del futuro dell’umanità. “Acqua d’oro: neri specchi apocalittici” si ispira allo stato di due delle principali fonti naturali della ricchezza ecuadoriana: l’acqua e l’oro, estratte dal loro contesto originario per essere riesaminate criticamente attraverso la storia, la società, l’economia e la cultura del paese rispetto ai valori economici globali. Ambedue gli elementi, fondamentali per il futuro dell’umanità, sostengono la vita, fisicamente ed economicamente, eppure paradossalmente, spesso, per estrarre l’oro, si distruggono fonti d’acqua. In “Acqua d’oro: neri specchi apocalittici”, la convergenza di arte e scienza forgia un amalgama artistico, un mito profetico di una distopia futura creata dall’annientamento della natura da parte dell’uomo e dalla sua cieca obbedienza al consumismo.
 
Partendo da tale prospettiva, l’artista ecuadoriana esplora le tracce mnemoniche del nostro rapporto con l’acqua e l’oro. Il suo progetto è costruito attorno a un simbolo forte: il focolaio, realizzato a forma di cubo, come una cucina moderna iper-utilitaristica. La rilevanza di questa struttura realistica sta nella sua universalità, che permette all’artista di creare un’opera originale in grado di evocare metaforicamente l’umanità in procinto di dimenticare se stessa. Questa cucina ultramoderna è il ricettacolo di nuove dimensioni artistiche che funge da mezzo per una futura dimensionalità.
 
“Voglio sconvolgere la cucina, modificarne l’identità, il “genere” utilitaristico: non una cucina in quanto riferimento tradizionale, bensì una cucina su cui sono impressi codici, cifre e simboli originali, presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia”, dichiara Maria Veronica, “una cucina transgenere dopo una chirurgia visiva transgenere”. Una parete in cui è incassata una serie di forni a microonde su binari mostra le immagini di un paradiso perduto che ricorda le pareti della grotta di Platone. “Visioni caleidoscopiche” introduce una dimensione ignota e misteriosa in cui l’industria appare uno stato alterato della realtà; codici visivi di strutture geometriche e messaggi collidono e ardono potentemente in un esclusivo linguaggio di sfere mistiche e segni progressivi in formati transdisciplinari.
 
Vari video convertono lo scenario di uno stabilimento di imbottigliamento: un’accozzaglia di ritmi su uno sfondo metallico dà vita a stelle che si schiudono e si trasformano come nuove tecno-galassie. Partendo dalla meccanizzazione di questo paesaggio, l’opera presenta una coreografia industriale in cui gli addetti all’imbottigliamento dell’acqua per il successivo smercio, volteggiano assecondando i suoni con passi e movimenti robotici sincronizzati, ripetuti all’infinito. Questo impressionante concerto metallico ha dato all’artista le prime note per creare nuovi codici per le sue “tecno-costellazioni” o “visioni metalliche” e imporre l’ultimo orientamento della domanda di mercato che racchiude la virtù naturale incontaminata dell’acqua. Alcune immagini provengono dall’opera di Maria Veronica che rappresenta uno stabilimento di imbottigliamento delle “acque splendide” (le “acque splendide” o “acque d’oro”, uniche in Ecuador e nel mondo, che sgorgano in una foresta pluviale tropicale delle Ande ecuadoriane a La Mana, provincia di Cotopaxi, sono state scoperte nel 1982).
 
La pratica di Maria Veronica di sollevare interrogativi attorno al genere attraversa in confini del sociale e del politico, oltre a essere correlata all’esperienza estetica. L’artista coniuga varie discipline ed esplora le interconnessioni tra movimento, parole, numeri e suono nell’ambito dell’arte e della scienza. I suoi video si preoccupano di creare nuove esperienze attraverso il rapporto tra choc dello spettatore e proiezioni inusuali, soffermandosi sul modo in cui il messaggio viene misteriosamente iscritto dopo aver vissuto l’esperienza con l’inatteso. Così facendo, l’artista tenta di modificare il modo in cui lo spettatore percepisce il video e i suoi codici di osservazione creando realtà che trasformano la natura dell’oggetto per collocarlo in un contesto sconosciuto che gli fornisca una nuova identità.
 
Altri video mostrano un oro virtuale e incandescente in una perenne lotta contro l’acqua che evoca il caos. L’oro, altro simbolo capitalista, oggetto di desiderio, indice economico, si trasformerà in una promessa di bellezza attraverso un nesso rivoluzionario di creatività. L’artista mette in luce la dimensione dell’oro utilizzando una straordinaria cosmografia digitale. Lo splendore di una rara collezione di pezzi immersi nella luce opera nello spazio con un’identità adattata a un’estetica del rovesciamento e stimola la visualizzazione di un’arte orafa autentica nel prossimo futuro. Dopo un viaggio trascendentale nelle pratiche orafe ancestrali ecuadoriane, che utilizzavano tecniche speciali come la martellatura e il rilievo per elaborare figure inconsuete e maschere d’oro con fisionomie originali, come le bizzarre creature extraterrestri al confine con lo spazio, l’artista inserisce il talento genuino delle culture precolombiane all’interno di una struttura ultramoderna per catapultare nuove idee e opere derivanti da questo processo in futuri contesti culturali e nel paesaggio artistico internazionale d’avanguardia. Per prefigurare una nuova collezione d’oro nella scena artistica contemporanea, l’artista ricicla queste pratiche lavorando con l’“oro virtuale” o artificiale (acrilici, oli, foglia d’oro, spray dorati, ecc.), che ci dà l’illusione di poter facilmente accedere a questo metallo, ma, in realtà, ne simula solo l’aspetto, la luce e i potenti riflessi.
 
L’artista è concepita come una creatura senza tempo che si concretizza nelle sue maschere e nella sua composizione chimica acrilica a rappresentare le sue tracce latine in una località universale contemporanea con una consapevolezza sviluppata dei fenomeni del presente e del futuro. Grazie a questo nuovo progetto che include caratteristiche innovative e “riciclaggio virtuale”, l’immagine dell’oro vive un’inusuale trasformazione assumendo nuove connotazioni e rivelando nuove applicazioni estetiche per il mercato dell’arte e l’oreficeria.
 
Referente per la stampa:
 
PDG Arte Communications
T: +39 041 5264546
 
Andrea Gonzales Sanchez
Responsabile delle relazioni con la stampa e I media
Ambasciata dell’Ecuador a Roma
Tel: +393899431296
+390689672820