Italia

DUILIO FORTE

Architetto del mito, Duilio Forte intuisce, costruisce e precisa, un esemplare dopo l’altro, il prototipo di Sleipnir. Per farlo guarda alle spalle del mondo, a quella mitologia nordica che lo vuole ineguagliabile destriero del dio Odino. Forte, veloce e fidato al punto di poter guidare tra una dimensione e l’altra: persino nel regno dei morti, dell’alterità senza intese. Ma guarda anche, Duilio Forte, all’oggi e al possibile domani del mondo. Alla tecnologia, che compenetra alle carni lignee di questa divinità feconda, protettrice e guerriera, e quindi alla mutazione. A quanto può innescare questa ibridazione, sebbene transitoria, di dimensioni opposte alla logica ma non al sincretismo mitico-tecnologico attivato dall’artista-architetto nel suo compiere un nuovo passo verso quell’autenticità che non ha bisogno di dimostrazioni perché irriducibile. Dove questa sussiste nell’energia stessa scaturita da una ripetizione felicemente impossibile. L’eventualità è propria del mito, e ancor prima del sacro, che ci sopraggiunge nella possibilità del suo disvelamento, probabile ma non certo, e mai completo. Da qui e dal dialogo col genius loci, muove verso l’avventura di mondi sempre diversi ogni Sleipnir, che nel suo ventre - capace di dare albergo a un uomo quanto a una scultura o a un server - tiene il germe del proprio destino. Il tutto iscritto in una dimensione del fare che vede ogni esemplare nascere da un lavoro di bottega, da una pratica d’ingegno e fatica di cui forse il suo stesso idolo, questo grande cavallo, si prende gioco. L’irriverenza non gli costerà però mai la libertà.

testo a cura di Luisa Castellini

Duilio-Forte

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