GRECIA - ALEXANDRA MARATI

"L’analogia dei contrari è il rapporto della luce all’ombra, della vetta all’abisso, del pieno al vuoto."

Eliphas Lévi, Magia trascendentale, le sue dottrine e rituali

La prima volta che ho scritto il titolo dell’opera, parte anch’esso di Exelixis, equivalente greco di Evoluzione, l‘ho diviso in sillabe: EX – EL – IX – I – S.
Il potere della parola di avvalersi di simboli-riferimenti come le lettere (X, ex – L, el) per trasmettere il concetto di dimensione, di monumentale e, in ultima analisi, di bisogno dell’intelletto terreno di sfiorare la grandezza, costruire l’utopia di Babele, mi ha affascinato; parimenti mi ha affascinato la dinamica sinuosa della terminazione della parola, l’armoniosamente infinita S.
Dopo questo gioco rivelatore con la scrittura del titolo, ho iniziato a osservare i disegni dell’opera sui quali l’artista ha riportato annotazioni manoscritte dei dettagli tecnici. I miei pensieri sugli elementi dell’opera hanno vagato attorno ai concetti di simmetria e trasparenza, alle connotazioni generate dal colore blu, all’accumulo e all’emissione di energia… Nuovamente la mia mente ha indugiato sull’incisione mentale delle lettere (X – L – S), simboli costitutivi le cui combinazioni sfociano in infinite varianti, riferimenti a affermazioni per tutte le creazioni passate e le possibili creazioni future.
È tutta geometria, ho pensato; pareva una sorta di geometria di ordine e ritmo, analogie armoniose che conducono alla creazione di un museo ermetico, un museo che però, per quanto ermetico, potrebbe essere esposto in piena vista, offrendo e provocando stimoli concettuali e punti di vista personali.
La piramide di Alexandra Marati è stata costruita secondo calcoli attenti e precisi delle sottostrutture nascoste. Incorpora una definizione manifestamente visiva dello spazio e funge da armatura forgiata sui ritmi della vita, l’analogia della natura e l’analogia dei contrari.
Un universo geometrico onnicomprensivo di eleganza matematica che, tra l’altro, segnala un punto di ingresso nell’infinito; in altre parole, si innesta con il non visto, incontra l’onnipresente quarta dimensione.
Un manifesto geometrico preciso dell’arroganza e, al tempo stesso, dell’umiltà umana.
Una sorta di proposta visiva che con risoluta austerità tenta di optare per un’estetica della tolleranza e sottolinearla.
In conclusione, si tratta di una sorta di epigramma: X – L… S: 1. trarre il massimo dal minimo può consentire di ottenere il massimo; 2. quando qualcosa è oscurato in qualche luogo, può diventare visibile altrove. Interpretiamolo come una conseguenza, un ulteriore commento aforistico sull’essenza del titolo dell’opera, il concetto del termine Exelixis / Evoluzione
 

Una conchiglia piramidale alta 250 cm disposta su un quadrato di 250x250 cm realizzato in policarbonato color cobalto semitrasparente.
Uno dei lati della piramide contiene un’apertura a forma di triangolo isoscele che consente al pubblico di guardare direttamente al suo interno.
Dall’apice pende un disco lenticolare rotante e vibrante in alluminio avente un diametro di 100 cm con distanza massima dalle superfici convesse di 50 cm.
Sull’apice esterno della piramide è fissata una tramoggia conica invertita realizzata in policarbonato che produce un raggio laser. La tramoggia ha un’altezza di 150 cm e la sua base ha un diametro di 100 cm.
All’ingresso dell’apertura, una panchina bassa a forma di clessidra in policarbonato color cobalto non trasparente è collegata a un meccanismo bioenergetico posto all’interno della costruzione.
La luce proveniente dalla piramide è particolarmente visibile di notte.
 

 

Testo a cura di Thalea Stefanidou 

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