Bangladesh - Ronni Ahmmed

La Tomba di Qara Köz commemora la saga della principessa Moghul Qara Köz – dalla matrice materna/grembo di piccole morti entropiche/tomba a tangenti e accordi dal desiderio trasformativo - che esercitò grande influenza nella Firenze dei Medici. La tomba è organizzata su tre livelli: la narrazione multiforme di Qara Köz esistente nell’immaginario collettivo, che affiora in opere come L’incantatrice di Firenze di Salman Rushdie e nei film Mughal-e-Azam (1960) e Jodha Akbar (2008), viene (tras)portata tra diverse realtà diventando architettura performativa, capace di attivare una rete aperta - di emozioni e memorie comuni - per gli immigrati bengalesi (illegali) che agiscono sull’arazzo psicogeografico di Venezia. Un secondo livello emerge se si sposta il piano delle associazioni evocando racconti di una o più Venezie liquide, ad esempio il corpo principale della piramide composta di 1254 bicchieri ricorda il Marco Polo di Calvino; i disegni animati su ogni uovo utilizzano frammenti di Jacopo Bassano, Veronese, Jacopo Tintoretto, Paolo Farinati per raccontare le avventure di Pinocchio di Robert Coover, di Aschenbach di Thomas Mann alla ricerca della purezza, o di Mahler che legge Li Tai-Po. Il terzo piano della tomba è un omaggio al progetto di Ai Weiwei in Documenta 12, Fairytale, e invita 101 bengalesi a registrare/trasmettere i loro desideri segreti mentre questi nuovi immigrati portano offerte presso la Tomba di Qara Köz e pregano perché i loro desideri si avverino. La Tomba di Qara Köz, nella polifenomenalità disinibita dell’essere “messa in mostra”, diventa testimonianza di vita vissuta in trasformazione, in polifonia; il suo approccio sintetico/sincretico radicato nell’Opera Aperta, come il teatro tradizionale bengalese, tenta di portare in scena una mise en abyme concettuale.

 

Testo a cura di
Ebadur Rahman

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