Italia - Filippo Zuriato

La smorfia di un bambino è anzitutto un problema di verosimiglianza: dell’osservare e del “fare” (la creta rievoca l’ancestrale plasmare), del piegare la materia alla rappresentazione mimetica. Così l’intrico dei capelli, la texture dei vestiti, le pieghe del volto, sono impressi nella terracotta e assecondati dal colore acrilico che riveste la superficie (in altri, rari casi, si aggiungono materiali diversi per la resa di particolari effetti). Affrancati da questioni estetiche, i modelli scelti e raffigurati da Zuriato appartengono al presente e al vissuto: un cinese che beve da una bottiglia, un uomo che sputa, una vecchia insegnante; catturati e trasportati in una dimensione separata, l’intero e il frammento, l’umano e il mutante si mescolano a formare una collezione di caratteri, posta a parallelo del mondo reale di cui rispetta tutte le misure e le proporzioni. Preceduto da un acerbo “Adolescente”, il soggetto che qui viene presentato (opera ideata per OPEN 14) riporta ad una gestualità infantile, familiare seppure impropria: il bambino dagli occhi a mandorla che finge, in chiave tautologica, di essere ciò che è, solleva una contraddizione, una condizione di impossibilità legata al mancato riconoscimento della propria origine. Mostrando di aver acquisito modi e abitudini occidentali, il piccolo orientale sul piedistallo suggerisce un attuale quanto fragile monumento all’integrazione e forse, d’altro lato, alla perdita d’identità.

 

Testo cura di
Elisa Prete

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