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FINLANDIA - HANNU PALOSUO

 

 

Nei primi paesaggi di Palosuo non ci sono ampie vedute né scorci di cielo aperto. Palosuo interpreta il paesaggio come unità ben ordinata, porzione saldamente sigillata di una foresta curata, non selvaggia. Composizione equilibrata, visione ravvicinata, molto teatrale. Tronchi sistemati con cura e il fitto fogliame che li ricopre ci accompagnano sulla scena, vicino alle quinte. I cromatismi ridotti ai toni del blu e blu scuro alludono ai notturni. Il contrasto con il bianco accennato restituisce ariosità, una foschia quasi irreale, o forse le sensazioni tipiche delle fotografie sbiadite. Il senso di familiarità accostato all’inconoscibile. Come le foreste, che offrono rifugio ma incutono timore. Non si riesce a distoglierne lo sguardo. I quadri sembrano scaturire da un contesto più ampio, seguendo di volta in volta una compiuta concettualità. Questo tratto organico si scorge anche nella scelta dei titoli, senza dubbio molto importante per l’artista: titoli che incorporano le opere sotto un segno comune. L’introduzione della tela come strato pittorico delinea chiaramente la direzione del percorso. La semplice bicromia implica tre possibilità: il marrone (della tela), i toni del blu e il bianco deciso. Lo stesso motivo, eseguito tre volte seguendo ciascuna di queste opzioni, consente a Palosuo di rappresentare un’ampia, cangiante varietà di modi espressivi e sentimenti. Non si può non avvertire la potenza dell’idea del ripetere. Un approccio esemplificato dalla serie When the Truth Lies (2006); lo stesso motivo applicato in tre declinazioni diverse. Un paio d’anni più tardi, tuttavia, Hannu introduce temi diversi, accorpandoli in serie raccolte sotto un titolo comune. Uno degli ultimi lavori, cui tuttora si aggiungono nuovi pezzi è My Life was a Burning Illusion (2008); ad oggi, comprende un paio di dozzine di dipinti. I temi variano da alberi in pieno rigoglio a tronchi spogli, fino a teneri virgulti e un bimbo che fa l’altalena. L’installazione che ho visto era composta di dodici pezzi; mi sono resa conto di come combinazioni e collocazioni fossero infinite; a ciascuno la propria scelta. Un’altra rivelazione: ora che l’artista combina motivi diversi, non può più accostare schemi cromatici diversi; tutti questi dipinti declinano i toni del blu, contrapposti al marrone della nuda tela. All’inizio del 2008, emerge un elemento inedito a far da contrappunto alle linee forti dei tronchi: piante delicate, teneri virgulti ed erbaglie qualsiasi. Queste piante in fiore oscillano su steli sottili, in balia del vento. La loro bellezza e romanticismo sono senza riserve, eppure ci raccontano con forza la loro esigenza di emergere dal suolo, sopravvivere, svilupparsi, fiorire – magari raggiungendo le medesime sommità degli alberi. Dal minuscolo all’estremamente grande, l’occhio dell’artista cattura tutto, e con lo stesso interesse. In quadri come questi, il vero elemento d’interesse risiede non nel dipinto, ma oltre, in un mondo che possiamo solo tentare di afferrare. 

Testo a cura di Pia Maria Montonen

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