GRECIA - ARISTOTELIS DELIGIANNIDIS

L’atto pittorico di Aristotelis Deligiannidis sembra innestarsi, seppur lontanamente, nella tradizione dell’espressionismo astratto, benché la sua manifestazione artistica, dai gesti forti, si richiami anche alla figuration libre e ai graffiti.
Su substrati trasparenti e non, con laboriosi gesti febbricitanti, l’artista riproduce un processo di impressione del suo segno, quasi un gioco di sequenze di disegni liberi o un meccanismo che sfrutta l’energia per la conquista e l’organizzazione dello spazio.
Utilizzando una grafica curva o netta, al tempo stesso narrativa e astratta, egli concentra lo sguardo (il suo e il nostro) sui ritmi in una pratica artistica che febbrilmente confessa il continuo bisogno di espandere il processo creativo enunciando nel contempo, attraverso la ripetizione infinita, la sfida ironica alla natura mai totalmente completa o definitiva dell’opera d’arte.
Il risultato si presenta senza forma, non figurativo, una sorta di mappatura dei paesaggi della mente in cui si sviluppa un verbo labirintico che rappresenta il non visibile.

Una pittura dell’azione.
Un’azione pittorica.
Un’attività compiuta fulmineamente.
Un’esternazione fisica. 

Ma 

Anche una dispersione, un continuo zigzagare di manovre e reciprocazioni che fanno emergere un atteggiamento etico ed estetico nei confronti del permanente e dell’effimero, del ricordo e dell’oblio, dell’affermazione di fronte alla vita e del bisogno imperioso di trovare un manuale di istruzioni per comprenderla.

Testo a cura di Thalea Stefanidou

 

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