girolamo ciulla
 
ITALIA - GIROLAMO CIULLA

  

“Qualunque cosa si generi in Sicilia, siano i prodotti della terra o il frutto dell'ingegno umano, è assai vicino a ciò che potremmo chiamare perfetto”. Questo scriveva un grammatico romano dell'età imperiale ribadendo lo stupore che l'isola destava per la bontà del clima, la bellezza dei suoi paesaggi e la maestosità dei suoi monumenti. Di questa terra benedetta dagli dei Omero, basandosi sui racconti favolosi dei primi naviganti che si erano avventurati verso Occidente, scriveva, "Ma senza seme e senza fatica ogni cosa germoglia, il grano e l'orzo e le viti, le quali portano, dai pingui grappoli, il vino e la pioggia di Zeus le fa crescere”. (Odissea, libro IX, vv.109-111). Girolamo Ciulla, scultore, è nato in Sicilia e il suo lavoro riecheggia in profondità l'amore per i luoghi e la passione per un'architettura che affonda le sue radici ai tempi della Magna Grecia. Uno dei motivi ricorrenti nelle opere di Ciulla è il tempio di Agrigento. La colonia fondata dagli abitanti di Gela verso il 580 a.C. a pochi chilometri dal mare, era organizzata su due alture fiancheggiate da corsi d'acqua, il torrente Akràgas, da cui il nome di Agrigento e l'Hypsas. La grande cinta muraria che la conteneva partiva dalle colline, di cui una era chiamata rupe Atenea e arrivava fino alla valle dove sorgevano i templi. L'eccezionalità dell'insieme stupiva già gli antichi che sulla città di Agrigento inventavano storie circa un'opulenza mai vista. Ricchezza che in realtà derivava dal commercio delle olive e del vino con la città di Cartagine. E i nove templi, di cui otto edificati in una manciata d'anni tra il 480 e il 406 a.C., dicono proprio quanto Agrigento fosse prospera. Il tempio rappresenta una delle idee più folgoranti dell'architettura sacra. A cominciare dai suoi componenti, il basamento orizzontale, i muri, le colonne, la trabeazione, il tetto e il frontone, questa costruzione si inserisce in un paesaggio quasi fosse una grande scultura. Lo spazio interno rivestiva, a differenza di altri luoghi di culto, un ruolo di secondaria importanza. Nell'antichità il tempio era un posto quasi proibito alle persone comuni. Essendo la casa della divinità, i fedeli rimanevano all'esterno e la comunità si raccoglieva per il sacrificio intorno all'altare collocato al di fuori del recinto sacro. I santuari più grandi sorgevano di solito in un'area extraurbana, spesso erano circondati da boschi e se possibile eretti in modo da guardare il Mediterraneo. Ciulla riproduce in scala con le pietre più pregiate il maestoso Tempio della Concordia, uno degli esempi più riusciti dell'ordine dorico. L'originale ha sei colonne sulla fronte e dodici sui lati lunghi, e la rivisitazione dell'artista siciliano restituisce intero il senso di magica sacralità. Ciulla rispetta ogni elemento, l'architrave poggiata sul peristilio, la fascia con i fregi, i quattro scalini dell'entrata. Il risultato è un tempio in miniatura che mantiene la propria maestà L'opera monumentale che Ciulla porta a OPEN 12 consiste in una stele mastodontica che s'innalza nel cielo. Sulla cima a base quadrata troneggia il tempio della Concordia. Posto così in alto questo luogo di culto in miniatura impone allo spettatore un'attenzione non banale per diversi motivi. Di per sé il guardare verso l'alto parla della predisposizione teoretica degli uomini da sempre alla ricerca di un senso. In secondo luogo, per la posizione in cui è collocato il tempio di Ciulla è posto di fronte al mare, quello stesso Mediterraneo cui si rivolge anche l'originale, un migliaio di chilometri più a sud. Proprio all'ingresso di OPEN 12 la Stele con tempio offre così al visitatore la benedizione degli dei antichi.

 

 

Testo a cura di Anna Caterina Bellati

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