ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BOLOGNA – LARA MEZZAPELLE

Si sbriciola la morte e si ricompone nella preziosa fragilità del vetro, una volta indossata la corona brillante di quanto esiste nell'attesa del suo contrario. Si tengono insieme con gli occhi i frammenti, i rimasugli di vita che Lara Mezzapelle riunisce in frantumi di forme congelate, cristallizzate nel frastaglio dell'oltreforma disciolta e assoluta. L'artista recupera ciò che resta del perduto, costringendolo a una palingenesi che risarcisca la materia con una nuova struttura e il pensiero con rinnovata idea, incrociando filosofia, estetica e sostanza dell'eterno ritorno. Sono costruzioni di decostruzioni, frammenti che compongono frammenti di spazio luccicante nella vetrificazione di armonie successive, in cui totale e parziale si fondono nella perfetta incompletezza delle incongrue proprie consonanze. Le sculture divengono, allora, autentiche fanerografie visive in cui, seguendo i contorni dell'incrociata ellissi dell'infinito, vita e morte si scambiano il braccio cedendo, di volta in volta, vicendevolmente il passo, porgendo il fianco, scegliendo – infine – il movimento di danza. I resti dispersi e in rovina si fanno preziosi gli uni gli altri nell'istante esatto in cui il vuoto diventa uno e tutto con il pieno, la forma riprende, fratturata, il suo respiro rotto e discontinuo, l'affanno di una sofferenza che conservi il dolore disperdendo l'abbandono, rinascita che smentisce il proprio azzeramento negando il principio attraverso il rifiuto della fine. 

Testo a cura di Alberto Gross 

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