Curatore
Marisa Vescovo

Per l'edizione di OPEN2OO5 a Venezia, 19 artisti di fama internazionale hanno voluto dare nuova visibilità artistico-tecnologica ad una materia tradizionalmente legata al "Made in Italy". Una roccia nobile e dal passato illustre: il marmo.
La sfida creativa per ognuno di loro - grafico, architetto, designer, fotografo, video maker, pittore o scultore - è consistita nel trasformare questa eccellenza italiana, con i suoi picchi di notorietà storica a Carrara, in un supporto capace di accettare l'esprit du temps ovvero le innumerevoli contaminazioni tecniche d'avanguardia unitamente al linguaggio originario di ogni singolo autore.
La risultante è una raccolta di lavori che accolgono in modo pungente ed innovativo il messaggio artistico attraverso moderne tecniche grafiche e tecnologiche (pensate al sino a ieri impensato utilizzo del plotter su fogli di marmo da 3 centimetri) giungendo all'elaborazione di opere d'arte ricche di poesia, ironia e denuncia d'autore.
Perino & Vele presentano su marmo precise e soffici geometrie di un ambiente insonorizzato attraverso un rivestimento molle ed elastico, che ci comunica un senso di impotente paura. Stephen Antonakos ha progettato un desituante "labirinto" fatto di segmenti curvi, mentre l'entrata-uscita è costituita da un segmento vuoto e inquietante. Gilberto Zorio col suo alambicco inciso nel marmo, lascia colare un acido corrosivo capace di mutare la materia, alludendo così ad un'alchimia che dissolve la forma classica alla ricerca di una nuova forma virtuale. Michelangelo Pistoletto si ri-cita storicamente nel marmo lavorato a specchio, e  con grande ironia, porta sulla superficie il "concetto" di Dio nella creatività. Eliseo Mattiacci ci propone "fogli di marmo da sfogliare". Su ogni foglio è ritagliata la parola "rispondenze". Ci ricorda che la nostra vita è fatta prima di relazioni e poi di rispondenze. La lastra candida scelta da Nunzio fa esplodere verso l'esterno una serie di dinamici segni neri scavati con forza nella superficie; quasi relitti di esperienze sepolte nell'inconscio. Ironico il foglio di Aldo Mondino, che ci propone "L'A B C di Jarry": lo scrittore francese pedala nerovestito su una bicicletta le cui ruote sono la carta del cielo e le posizioni planetarie al momento della nascita del poeta. Sulla lastra grigia di Susy Gomez campeggiano delle labbra femminili che diventano metafora del respiro della vita, soglia dell'istante che passa. Nicolas Leiva con la sua fantasmagorica fontana si lancia nella ripetizione infinita di un singolo coloratissimo motivo, generando un fuoco di artificio di segni arabescanti che non si acquietano mai. La "Figura siamese" di Omar Galliani gioca su una linearità diamantina, su una marmorea tattilità, e palpa col suo graffio leggero le trame lente della materia, mettendo un punto interrogativo sull'apparenza malata ed enigmatica del mondo. Il lavoro di Vettor Pisani "L'Angelo dell'Occidente", ibrido tra uomo e volatile, gira attorno e poi si immedesima nella bambola alchemica che appoggia le sue gambe amputate su una sorta di macchina da guerra. Marco Gastini  ha invece lavorato su una candida lastra di marmo di Carrara creando una serie di segni inquieti di una partitura musicale, con nomadiche fusioni di stagno vergine, che si fa canto della redenzione dall'inessenziale. Pure il progetto dell'inglese Simom Callery gioca sullo spiazzamento visivo. Sulla lucida lastra compaiono le tracce di una casa dell'Età del ferro, e altre vestigia del centro Inghilterra, proponendo la lettura di uno spazio infinito. L'artista scozzese David Tremlett, quale finissimo pittore, ha voluto portare sul marmo le sue cromie ocrate e verdastre, simulando  attraverso lo scavo di crateri minimi l'illusione di trovarci davanti una stoffa piegata in quattro. Luigi Mainolfi, con un segno secco e scarnificante mette su marmo la "difesa della natura". Con il suo tipico patrimonio di immagini primordiali, in particolare animali a due teste, segnala la risposta al tradimento umano. Grazia Toderi utilizza una crosta di marmo che sembra riprodurre una vetta delle Alpi Apuane. Nel ventre piatto della materia l'artista disegna con l'idea di creare un piccolo fotogramma in sui si nota il suo mondo di immagini-video. La lastra progettata da Joseph Kosuth  gioca sul valore iconologico e concettuale sia della parola che della forma. Sul marmo sono incise a rilievo le parole "water" (acqua) e "stone" (pietra), poste in modo da riflettersi l'una nell'altra cosi da dar vita al rispecchiamento  dei materiali nel linguaggio. Carol Rama ci offre una fortissima versione di "Mucca pazza". Le enormi mammelle bianche dal capezzolo rosso e velenoso dell'animale, campeggiano fantomatiche su uno scabro fondo scuro,e ci pongono innanzi allo specchio di un presente carico di paurosi virus. Il fotografo spagnolo Joan Foncuberta, con il suo lavoro "Rosetta Stone" ci propone la famosa stele, notissima come contenitore di linguaggi, che diventa un palinsesto luminoso (a plotter) che propone il supporto ad una primitiva scrittura Braille. Infine i cinesi Gao Brother lanciano la loro feroce ironia contro la cultura televisiva. Il loro lavoro realizzato al plotter "TV fable" riproduce un televisore. Un marmoreo uomo dai guanti rossi fa da monito ai veleni  del piccolo schermo.

Testo a cura di Marisa Vescovo