Curatore
Vincenzo Sanfo

Il percorso di OPEN2005, parte da una posizione di recupero di materiali e tecniche, oltre che nella collocazione di artisti, ognuno per la propria parte, esaustivi di quanto oggi sia dato vedere nel campo della scultura contemporanea.
Recupero ed indagine, su materiali e tecniche, proprio in virtù della varietà di proposte che si trovano all'interno di questa edizione, siano esse tradizionali quanto può esserlo il marmo di Carrara, oppure innovative quanto può esserlo il perspex.  Questa è una delle strade percorse da questa edizione di OPEN ma, un'altra strada è quella attraverso i linguaggi espressivi  provenienti da artisti apparentemente lontani tra loro, spazianti tra Oriente e Occidente, accomunati in un incontro tra linguaggi e poetiche comunque riconducibili ad una fonte unica, quella della qualità artistica.
Certo i percorsi hanno al loro interno l'arbitrarietà di una scelta di tipo curatoriale, la quale necessariamente riflette gusti e simpatie proprie di noi curatori, ma nel contesto di questa mostra veneziana e anche in forza della sua breve ma già intensa vita  ci siamo trovati di fatto di fronte ad un percorso involontariamente  già tracciato ed ormai difficilmente eludibile quello di una contemporaneità "alta" che tiene conto di artisti che, quantanche possano essere giovani, non possono non rispondere a quella "qualità" a cui accennavo poc'anzi.
Per i maestri già consacrati, il problema potrebbe ovviamente non porsi, essendo la " qualità" il loro timbro di eccellenza, ma anche in questo caso, essa assume qui un senso ancora più marcato quasi un imperativo categorico.
Ed è quindi con questo particolare punto di vista, quello di una ricognizione su materiali e tecniche, oltre che sulla presenza qualitativa delle opere esposte, che bisognerà confrontarsi nel percorso veneziano di OPEN e, di fronte alle opere, alcune sicuramente in grado di sbalordire, verificare della vitalità della scultura contemporanea  e di quanto essa abbia ancora da offrire a questo nostro complesso mondo.

Testo a cura di Vincenzo Sanfo