Cipro
Kyriakos Kallis

Filtrando il passato, la storia delle origini di Kyriakos Kallis e il suo attuale percorso come artista e come uomo, poiché l’artista è prima di tutto un uomo, l’opera esprime la consapevolezza di una perdita irreparabile, di una fine inevitabile. Rappresentando il futuro, rivela, nella sua finalità cristallina, morfoplastica, l’irrequieta incertezza del presente che emerge nel regno del visibile, immaginando nel contempo nozioni del primordiale, del futuristico. Installazione-scultura che utilizza materiali tecnologici, compilazione modulare, vertebrata, di tre colori, verde guerra, nero lutto e bianco ossa, l’opera esplode nel campo visivo dello spettatore come un’immagine apocalittica, una minaccia in movimento. Posta sull’erba secca, la sabbia del deserto, la superficie bagnata o gelata dell’acqua, un tetto, una parete, un soffitto o un pavimento di cemento, l’opera acquista una dinamica di movimento incombente e pare talvolta emergere dal materiale sul quale poggia, talvolta strisciare/contorcersi sulla sua superficie, conservando la vaga incertezza di un inquieto presente sottolineata da una dinamica sonora parallela: respiro, rantolo della morte, annegamento. Due linee parallele di teste umane calve bianco-cranio, l’una di fronte all’altra; cavità rotonde nero carbone innestate sui loro visi laddove avrebbero dovuto esservi naso e bocca, collegate ad uscite lungo un tubo centrale verde militare. Camera a gas o tubo di respirazione? Impossibile dirlo, un indovinello. Da un punto di vista morfoplastico, l’opera è magistralmente austera, modellata come un enigma.

Sfortuna, tara genetica? Virus mortale di una patologia letale? Larva mostruosa che tutto divora?

O forse colonna vertebrale di un animale ancora sconosciuto? Fossile di un organismo modificato dal futuro? Clone?

Echi di una danza tribale archetipica con rituali sacramentali che ci giungono dal futuro o echi di un’epoca in cui la lava vulcanica nuovamente avvolgerà nel suo lenzuolo funebre un’ennesima Pompei?

Monumento ad un futuro olocausto inconfessato?

Oppure offerta funeraria proveniente da scavi tombali del futuro?

Non è un caso che in tutta l’opera, forse soltanto ritratto archetipico del mostro che oggi ci divora dall’interno e che convenzionalmente chiamiamo ansia, i concetti e le associazioni di pensiero liberati dall’occhio dello spettatore si muovono nel regno della teratologia, della profezia o di una futuristica paleontologia. Se vi scorgete il verme che ha divorato l’ombra di Giona nel deserto, la valle del massacro di Geremia cosparsa di ossa o persino il Finale di partita di Samuel Beckett, è perché l’installazione-scultura di Kyriakos Kallis, come accade per qualunque opera d’arte che possa dirsi tale, vi viene offerta come oracolo.

 

Curatore Konstantinos Yeoryiou

 

Con il sostegno di Ministry of Education and Culture - Cultural Services, Cyprus