Germania

IRENE ANTON

Irene Anton amministra e arreda lo spazio con la perizia di uno scenografo ma, anziché muoversi sulle tavole di un palcoscenico teatrale, gestisce spazi aperti ed inconsueti.

L’artista ama anzitutto vivere a contatto con la natura, creare legami fantasiosi intessendo installazioni strutturate in armoniosa sintonia con gli alberi, i rami, il pavé di foglie secche, l’ambiente circostante: tra le fronde di una radura boschiva o nel collegare le colonne di una chiesa si protendono catene di sinapsi che richiamano quelle strutture altamente specializzate atte a consentire la comunicazione delle cellule del tessuto nervoso fra di loro o con altre cellule sensoriali. Non a caso si parla di tessuto, intuendo in questa operazione concettuale la presenza costante, viva ed attiva, dell’autrice, mente pensante, nella chiostra spaziale da lei proposta. L’artista è quindi il fulcro dell’installazione, nata da un’idea che affonda le sue radici in un processo creativo e formativo enucleatosi attraverso studi seguiti nelle Accademie dell’Arte tessile, come all’Università dell’Arte e all’Accademia delle Belle Arti di Berlino, dedicati alla Moda e al Design tessile.

Di fronte alle installazioni della Anton all’osservatore non sfugge il carattere ludico dell’invenzione, per la scelta dei colori primari della tavolozza, per le tinte accese, per la policromia dell’insieme. Un incontro con i suoi lavori fa scaturire sulle prime la curiosità e la tensione gioiosa dell’infanzia, subito seguite da considerazioni intorno alla nostra essenza.

La Anton non nasconde il suo intento giocoso di arricchire la “festa della vita” mettendo la sua creatività a disposizione di quanti vogliano cogliere l’attimo fuggente, da gaudenti: famose sono le sue installazioni in spazi pubblici e privati con drappi variopinti agitati dal vento, così nel Progetto Windwogen.

testo a cura di Nevia Capello

Irene-Anton