Italia/Cuba
Bobo Ivancich

Sognando…sempre un po' più lontano


Ritto in piedi, sul ponte di comando della propria vita, il marchese marinaio Carlo Ivancich Biaggini, Bobo Ivancich de la Torriente per chi lo conosce, timona sicuro, ironico, nobilmente superiore ad ogni circostante, mondana piccolezza, il bianco vascello del suo vivere, del suo essere artista.
Artefice d'un "fare arte" aperto, permeabile agli stimoli del circostante, Bobo Ivancich non è artista altezzosamente autoreferente, ma accoglie nel suo universo espressivo elementi derivati dalle più diverse esperienze, usa tecniche e materie eterogenee con la disinvoltura con cui i capitani di mare accumulavano mogli in ogni porto.
Contaminazioni, citazioni, sovrapposizioni e intrecci, tasselli d'un tessuto narrativo in cui sembra di ritrovare i racconti, tra il vero e l'immaginato, che i naviganti facevano una volta sbarcati a terra.
Racconti fatti non solo di parole, ma anche di gesti volti a tracciare segni nell'aria o a spostare e posizionare i più disparati oggetti o a tracciare e incidere segni e disegni su tavoli di taverne: tutto può e deve accompagnare e rafforzare il voler narrare, il volersi raccontare e, perché no, il voler stupire.
Anche "Sempre un po' più lontano: la linea della fortuna", non si sottrae a questa volontà: fumetto, fotografia, disegno scrittura interagiscono l'un l'altro, piegati all'esigenza narrativa dell'artista: sul lungomare del Malecon, a La Habana, Lungo Cubano, fratello gemello di Corto Maltese, pone riparo col coltello, a quella che sicuramente è una caratteristica genetica della famiglia: l'assenza di linea del destino.
Dai dintorni di Piazza San Marco a Venezia Bobo Ivancich  vede quello che sta accadendo e capisce che l'uomo che sta tracciandosi, a punta di coltello sul palmo della mano, la sua linea del destino altri non è che lui stesso, l'unico in grado di decidere il proprio destino...di quel capire racconta l'opera esposta a OPEN2OO5 in cui la perfetta identità tra vita reale, vita onirica ed espressione artistica trova rappresentazione compiuta.
Usa se stesso, Ivancich, il proprio ritratto, assegnandosi il ruolo principale nell'opera: è modo inequivocabile per affermare potentemente la veridicità di quanto narrato: "Il buon senso ci dice che le cose della terra non esistono che per ben poco e che la vera realtà non è che nel sogno" dice Charles Baudelaire in una delle sue pagine dedicate all'arte...forse ha letto queste righe Bobo o forse no, ma, mentre al timone volge la prua del suo vascello sempre un po' più lontano, si osserva la mano e sorride incontro al suo destino.


Testo a cura di Umberto Zampini