Spagna

MANUEL MARTÍ MORENO

L’astrazione suggerita da corpi e volti in procinto di dissolversi conferisce una certa aura magica agli occhi dello spettatore. L’interazione con lo spettatore attraverso la grandiosità delle sue opere è incessante. Così facendo, l’artista ci induce a domandarci se l’invasione del vuoto da parte di tali opere acquisisca un tono drammatico per il fatto che non sono completamente modellate. La tensione esistente tra volume e spazio interno ed esterno è soltanto una frontiera che l’artista sa come limitare con i contorni, ma anche eliminare semplicemente negando la forma.

Manuel Martí Moreno ci mostra questo mondo personale, etereo, pieno di archetipi, creando le sue opere con materiali molto eterogenei recuperati dal tempo e dalla funzione per i quali sono stati inizialmente pensati: viti, reti, vecchi pezzi di legno, lastre metalliche arrugginite o persino terra. Tutti questi materiali sono elementi tangibili onnipresenti in quasi tutte le sue sculture e già utilizzati per altri scopi più funzionali.

Analizzando le sue opere, sebbene paiano fisiche, quasi istantaneamente si risveglia, nello spettatore, una particolare sensibilità: il flusso regolare delle forme, il ritmo dei contorni dei corpi che, nella maggior parte dei casi, iniziano a dissolversi, creano una continua melodia che abbina calma e sorpresa. Potremmo affermare che le sue opere intendono lasciare lo spazio occupato dal vuoto libero, dall’essenza del loro contenuto. Attraverso le sue sculture Martí Moreno ci parla della fragilità materiale, fisica, ma è facile intuire che per l’artista il vuoto prevale, permanentemente presente tra spirito e corpo, ed è questa forse la ragione per cui i corpi si dissolvono in un processo di continua apertura. Corpo – materia, ma anche Essenza – Vuoto.

testo a cura di Carmela Falomir Ventura

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